Pavia (PV)

Università di Pavia, scoperta sul cervello: la memoria può guidare l’attenzione e compensare i danni neurologici

Uno studio svela il ruolo dell’ippocampo nei processi cognitivi e la capacità del cervello di riorganizzarsi in caso di epilessia

Università di Pavia, scoperta sul cervello: la memoria può guidare l’attenzione e compensare i danni neurologici

Uno studio dell’Università di Pavia ha dimostrato il ruolo dell’ippocampo nel collegare memoria e attenzione, permettendo al cervello di orientarsi verso le informazioni più rilevanti. La ricerca ha evidenziato inoltre la capacità del cervello di riorganizzarsi e compensare alcuni danni neurologici nei pazienti con epilessia attraverso la plasticità cerebrale.

Università di Pavia, scoperta sul cervello

Ricordare dove abbiamo lasciato le chiavi di casa e riuscire a individuarle in pochi istanti non è un semplice gesto quotidiano, ma il risultato di un complesso dialogo tra memoria, percezione e attenzione. È proprio questo meccanismo, apparentemente automatico, ad essere stato analizzato da una ricerca coordinata dall’Università di Pavia e pubblicata sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).

Lo studio ha permesso di chiarire il ruolo dell’ippocampo, una delle aree più importanti del cervello coinvolte nei processi di memoria, mostrando come questa struttura contribuisca a indirizzare l’attenzione verso gli elementi più rilevanti dell’ambiente. La ricerca ha inoltre evidenziato una sorprendente capacità del cervello: anche in presenza di un danno neurologico, alcune funzioni possono essere preservate grazie a meccanismi di compensazione.

Quando la memoria orienta lo sguardo

Ogni giorno il cervello utilizza informazioni già immagazzinate per rendere più efficace il rapporto con ciò che ci circonda. Quando cerchiamo un oggetto smarrito, per esempio, non analizziamo casualmente ogni angolo della stanza: recuperiamo un ricordo della sua possibile posizione e indirizziamo automaticamente l’attenzione verso quel punto.

La memoria, quindi, non rappresenta soltanto un archivio di esperienze passate, ma diventa uno strumento attivo che permette di interpretare la realtà e prendere decisioni più rapidamente.

Secondo i risultati dello studio, questo processo dipende in particolare dall’integrità dell’ippocampo sinistro, una piccola struttura situata nelle profondità del cervello. La ricerca ha individuato un ruolo specifico dei neuroni presenti nei sottocampi CA1 e CA2/CA3, regioni fondamentali per il corretto funzionamento dei meccanismi mnemonici.

Il cervello riesce ad adattarsi ai danni neurologici

Uno degli aspetti più rilevanti della ricerca riguarda i pazienti affetti da epilessia farmacoresistente associata a sclerosi dell’ippocampo sinistro. In questi casi, una parte della struttura cerebrale coinvolta nei processi di memoria risulta compromessa.

Lo studio ha però mostrato un fenomeno di particolare interesse: il cervello può modificare la propria organizzazione interna per cercare di mantenere attive alcune capacità cognitive. In particolare, l’ippocampo destro, normalmente meno coinvolto in questo specifico compito, può assumere una funzione compensatoria contribuendo a sostenere i processi attraverso cui la memoria guida l’attenzione.

La plasticità cerebrale al centro della scoperta

“Comprendere come il cervello riesca a preservare alcune funzioni cognitive nonostante la presenza di un danno è una delle sfide più importanti delle neuroscienze moderne”, spiega il professor Gerardo Salvato, coordinatore dello studio.

I risultati confermano il ruolo della plasticità cerebrale, ovvero la capacità del sistema nervoso di riorganizzare le proprie attività in risposta a lesioni o malattie. Questo meccanismo rappresenta una delle strategie più importanti attraverso cui il cervello tenta di limitare le conseguenze di un danno e mantenere, almeno parzialmente, le proprie capacità.

Collaborazione nazionale e internazionale

Il progetto è stato finanziato dal Ministero della Salute nell’ambito del programma Ricerca Finalizzata Giovani Ricercatori 2019 ed è stato coordinato da Gerardo Salvato del Dipartimento di Scienze del Sistema Nervoso e del Comportamento dell’Università di Pavia.

La ricerca è stata condotta presso l’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano, con la collaborazione della professoressa Gabriella Bottini, docente dell’Università di Pavia e direttrice del Centro di Neuropsicologia Cognitiva, insieme agli specialisti del Centro di Chirurgia dell’Epilessia dell’ospedale milanese.

Al lavoro hanno contribuito anche ricercatori e ricercatrici appartenenti a una rete scientifica nazionale e internazionale, tra cui la professoressa Berlingeri dell’Università di Urbino e la professoressa Kia Nobre della Yale University.

Lo studio apre nuove prospettive nello studio delle funzioni cognitive e dei processi attraverso cui il cervello riesce ad adattarsi, offrendo indicazioni preziose per comprendere meglio i meccanismi di recupero dopo un danno neurologico.

A QUESTO LINK il riferimento dello studio: https://www.pnas.org/doi/10.1073/pnas.2503466123