Una presunta frode fiscale da 33 milioni di euro ha portato agli arresti domiciliari una coppia di cittadini cinesi. Il provvedimento è stato disposto dal gip del Tribunale di Milano, nell’ambito di un’inchiesta avviata dalla Procura europea attraverso l’ufficio Eppo di Venezia.
La ricostruzione degli investigatori
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i due indagati avrebbero organizzato dal 2019 una rete di società utilizzata per importare dalla Cina ingenti quantità di vestiti. La merce sarebbe stata introdotta in Italia e nel resto del territorio europeo senza il pagamento dell’Iva dovuta.
Il meccanismo ipotizzato dagli investigatori sarebbe riconducibile a una frode carosello. Dopo l’importazione, gli articoli di abbigliamento sarebbero stati rivenduti attraverso una struttura societaria articolata, con l’obiettivo di evitare il versamento dell’imposta e rendere più difficile l’individuazione dei beneficiari effettivi.
Le società intestate ai prestanome
La rete si sarebbe avvalsa di diverse società fittizie, formalmente intestate a prestanome incensurati e privi, secondo l’accusa, di una reale consistenza economica. Questi soggetti sarebbero stati utilizzati come schermo per coprire le persone che avrebbero beneficiato realmente delle attività di importazione e della successiva commercializzazione dei capi.
Al termine degli accertamenti, la misura cautelare ha riguardato i due cittadini cinesi ritenuti coinvolti nella gestione del sistema. Le contestazioni dovranno essere verificate nel corso del procedimento: allo stato, per gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.