Si allungano i tempi per definire il futuro di The Italian Sea Group, alle prese con una crisi finanziaria che coinvolge l’azienda, i lavoratori e l’intero indotto. La società ha comunicato alle organizzazioni sindacali la disponibilità ad accogliere le proposte contenute nella piattaforma presentata in vista dell’ipotesi di ricorso al contratto di solidarietà.
L’intesa, discussa durante un incontro tra le rappresentanze di Cgil, Cisl e Uil e i vertici aziendali, prevede secondo quanto riferito da Fim, Fiom e Uilm l’anticipo del trattamento di cassa integrazione e la sua integrazione al 100 per cento, la maturazione dei ratei, la rotazione del personale, il recupero dei negativi relativi alle ferie maturate e la mancata trattenuta delle ferie in caso di interruzione dei rapporti di lavoro. Le parti hanno condiviso un verbale con i punti affrontati.
Accordo subordinato al via libera giudiziario
La disponibilità dell’azienda resta però subordinata all’autorizzazione del Tribunale di Firenze per gli aspetti di natura economica e finanziaria. Il prossimo tavolo, convocato il 9 a Firenze, dovrebbe servire a sottoscrivere l’accordo di solidarietà, sempre nell’ambito del percorso avviato per affrontare la crisi.
Il tribunale ha fissato per il 16 settembre l’udienza per la discussione in contraddittorio del piano. Dopo quel passaggio, Tisg potrebbe avviare una procedura di concordato in continuità oppure intraprendere un percorso liquidatorio. I giudici potrebbero anche concedere ulteriore tempo per la presentazione del piano di risanamento.
Tra le scadenze indicate figura quella del 15 settembre, quando sono attese le manifestazioni di interesse di nuovi investitori e una ricapitalizzazione. Entro il 31 ottobre dovrà essere presentato un piano che consenta la continuità aziendale oppure si dovrà fare riferimento alle offerte delle cordate interessate. Le proposte, da non vincolanti, dovrebbero diventare vincolanti con il versamento della relativa fideiussione. In questo scenario resta aperta la possibilità dell’ingresso di un soggetto industriale o finanziario disposto a investire risorse per il salvataggio della società.
L’allarme della politica
La crisi è al centro anche delle prese di posizione del mondo politico locale. I consiglieri di opposizione hanno chiesto una maggiore attenzione da parte delle istituzioni, ricordando che l’azienda opera su infrastrutture pubbliche strategiche e in regime di concessione pubblica.
Il coordinatore provinciale del Movimento 5 Stelle Francesco De Pasquale, già sindaco di Carrara, ha definito grave la situazione per le possibili ripercussioni sul tessuto economico e sociale. Secondo il movimento, sarebbero coinvolte oltre 2mila persone e famiglie, tra addetti diretti e lavoratori dell’indotto. Per questo è stata chiesta, insieme ad altre forze politiche, la convocazione di un consiglio comunale straordinario, sulla quale sarebbe stata raccolta la disponibilità degli altri gruppi consiliari.
Valeria Pedrini, rappresentante del gruppo locale, ha sottolineato il ruolo del sindacato nella tutela dei lavoratori e ha auspicato che il confronto non venga ulteriormente irrigidito. L’obiettivo indicato è arrivare rapidamente a una soluzione che salvaguardi sia l’occupazione sia la continuità della stessa azienda.