San benedetto del tronto (AP)

San Benedetto, il caro gasolio mette in difficoltà i pescatori

Dopo lo stop stagionale, il prodotto arriva alle aste ma le quotazioni non compensano il carburante.

La marineria di San Benedetto del Tronto è tornata in mare dopo il fermo pesca, ma la ripresa non ha riportato i bilanci su livelli sostenibili. Il prodotto arriva sulle banchine e le aste si svolgono regolarmente, tuttavia i prezzi medi restano troppo bassi rispetto alle spese necessarie per le uscite. A pesare soprattutto è il costo del carburante, arrivato secondo gli operatori a circa 1,20-1,30 euro al litro, contro gli 0,70-0,80 euro dello scorso anno.

Prezzi bassi e costi elevati

La prima asta della scorsa settimana, la prima dopo la ripartenza dell’attività, aveva già evidenziato le difficoltà. Il pescato era abbondante, con una concentrazione significativa su alcune specie, mentre le quotazioni non sono risultate soddisfacenti. Anche l’avvio della nuova settimana ha confermato la tendenza: una parte degli equipaggi riesce a vendere a valori accettabili, mentre altri incontrano maggiori ostacoli quando il quantitativo di prodotto è elevato e il mercato non riesce ad assorbirlo.

Il risultato è una marineria divisa sulle strategie da adottare. Alcuni pescatori valutano di aumentare le uscite, passando da due a tre giornate, perché con l’attuale livello dei prezzi due giornate potrebbero non bastare a coprire i costi. Altri, invece, chiedono di ridurre l’attività, per evitare di consumare carburante senza la certezza di recuperare le spese. Il nodo resta il rapporto tra giornate in mare, ricavi ottenuti alle aste e quantità di gasolio utilizzata.

Pietro Merlini descrive una situazione ancora incerta. Dopo il fermo, spiega, la flotta avrebbe potuto pescare per due giorni, ma in un primo momento ha effettuato una sola uscita nella speranza che i prezzi aumentassero. L’ipotesi, però, non si è concretizzata: le quotazioni sono rimaste sostanzialmente stabili e le prime barche hanno ottenuto risultati migliori rispetto a quelle arrivate più tardi, che hanno incontrato maggiori difficoltà nella vendita.

Il peso del carburante

La settimana successiva ha portato a due giornate di pesca, invece delle tre inizialmente possibili. La scelta è stata legata anche al tentativo di sostenere i prezzi e risparmiare un’uscita, ma il quadro non è cambiato. Merlini sottolinea che il gasolio è diminuito soltanto di pochi centesimi e che, quando il prezzo sale, l’aumento è invece immediato. Per il pescatore, con il carburante agli attuali livelli, in alcune condizioni sarebbe stato più conveniente restare fermi: non per guadagnare meno, ma per limitare le perdite.

Il confronto con il passato rende evidente la pressione sui conti. Quando il gasolio costava 0,70-0,80 euro al litro, gli operatori consideravano già quella cifra elevata e indicavano in 0,50-0,60 euro un livello più normale. Oggi il prezzo è vicino a 1,30 euro, con una differenza che può arrivare quasi a un euro per litro e incide direttamente sul margine di ogni uscita.

Anche Pietro Ricci conferma le difficoltà. La sua imbarcazione ha lavorato due giorni nella settimana e diversi operatori chiedono di mantenere questa impostazione anche per i giorni successivi. Il pesce non manca, ma le quotazioni sono considerate basse per il periodo. Tornare a tre giornate di pesca, osserva Ricci, non rappresenta una soluzione semplice: in due settimane ha dovuto rifornire il mezzo per quattro giornate e, con il costo attuale del gasolio, sostenere l’attività è diventato particolarmente difficile.