Polesine, servizi e lavoro per fermare la fuga dei giovani

Oltre 27mila iscritti all’anagrafe degli italiani residenti all’estero: amministratori e università indicano collegamenti, formazione e investimenti

Il Polesine perde abitanti e guarda alla mobilità, ai servizi e alle opportunità professionali per contrastare l’esodo, soprattutto delle fasce più giovani. Nel 2025 gli iscritti all’Aire, l’anagrafe degli italiani residenti all’estero, hanno raggiunto quota 27.368, oltre il 12 per cento della popolazione provinciale. In un solo anno l’incremento è stato di quasi quattromila persone. Tra chi lascia il territorio, più del 21 per cento ha un’età compresa tra i 18 e i 34 anni.

Collegamenti e attrattività

Il tema è stato rilanciato mentre in diverse città venete i ragazzi manifestavano con striscioni dedicati al futuro. Nel territorio rodigino, sindaci e amministratori collegano la perdita di residenti alla necessità di rafforzare infrastrutture, servizi e occasioni di crescita. Il sindaco di Adria Massimo Barbujani descrive una provincia rimasta ai margini dei circuiti principali, pur citando i risultati turistici di Rosolina, Porto Tolle e le mostre di Palazzo Roverella.

Per Barbujani e per la sindaca di Lendinara Francesca Zeggio, le direttrici su cui intervenire sono turismo, viabilità e servizi. Tra i progetti già avviati vengono indicati i lavori di elettrificazione della linea ferroviaria da Adria verso Venezia e Chioggia. Un ruolo centrale viene attribuito anche alla valorizzazione del Delta del Po e alla ciclovia Vento, considerata un’opportunità per attirare nuove presenze. L’obiettivo, secondo gli amministratori, è creare occasioni capaci di rendere il territorio più competitivo e abitabile.

Le esigenze cambiano tra il Delta e l’Alto Polesine. La sindaca di Occhiobello Irene Bononi sottolinea la conformazione articolata della provincia e la necessità di costruire collaborazioni tra comuni vicini. Occhiobello lavora con Canaro e Fiesso per accorpare alcuni servizi e realizzare progetti comuni, in un’ottica di sviluppo coordinato.

Formazione e nuove opportunità

Zeggio richiama anche il divario che spinge alcune professionalità, tra cui medici e ricercatori, a cercare altrove migliori condizioni economiche e tecnologiche. Per trattenere competenze servirebbero affitti accessibili, servizi efficienti, collegamenti adeguati e investimenti qualificati. La sindaca chiede inoltre un maggiore coinvolgimento di Camera di Commercio e Confindustria, indicando nel quadrilatero logistico di Lendinara un’area con potenzialità ancora da sviluppare.

Un contributo arriva dal Cur, il Consorzio universitario rodigino. La presidente Maria Cristina Acquaviva osserva che la spinta a partire è fisiologica per chi vuole conoscere realtà diverse, ma ritiene possibile attirare nuovamente competenze attraverso percorsi formativi e strutture adeguate. In questo quadro vengono citate le collaborazioni tra le università di Padova e Ferrara, la Fondazione Cariparo e il Censer, oltre all’avvio a settembre di un nuovo corso di laurea in Scienze motorie.

Secondo Acquaviva, i corsi attivati a Rovigo mostrano buoni risultati sul piano occupazionale. Tra gli esempi viene indicato il corso magistrale quinquennale in Giurisprudenza dell’Università di Ferrara, i cui laureati, stando ai dati AlmaLaurea richiamati dalla presidente, trovano rapidamente un impiego. La sfida resta trasformare la formazione in occasioni concrete di permanenza o rientro, attraverso un sistema locale capace di offrire lavoro, servizi e condizioni di vita sostenibili.