La provincia di Varese registra la crescita più consistente dell’export lombardo nel primo trimestre del 2026. Le vendite all’estero aumentano del 23,2% rispetto allo stesso periodo del 2025, un risultato nettamente superiore a quello delle altre province della regione. Il dato emerge dal primo report Industria lombarda. Produrre non basta, elaborato dalla UIL Lombardia sulla base di dati Unioncamere Lombardia e ISTAT e presentato il 4 settembre a Varese.
Alle spalle di Varese si collocano Lecco, con un incremento del 6,3%, e Monza e Brianza, al 5,7%. Il quadro regionale è invece sostanzialmente stabile: l’export lombardo supera i 40,9 miliardi di euro, senza variazioni rispetto al primo trimestre del 2025, ma in calo del 6,5% rispetto agli ultimi tre mesi dello stesso anno. Le importazioni scendono a 42,8 miliardi, con una diminuzione annua del 7,5%, mentre il saldo commerciale torna negativo per circa 1,9 miliardi.
La Lombardia continua comunque a rappresentare il 25,2% dell’export italiano. La crescita, però, è distribuita in modo disomogeneo: soltanto sei province su dodici registrano un aumento delle esportazioni. In fondo alla graduatoria figurano Lodi, con -21,6%, Sondrio, con -16,2%, e Pavia, con -14%.
Il ruolo dell’aerospazio
Il principale motore della performance varesina è il comparto dei mezzi di trasporto, cresciuto del 88,3%. All’interno del settore pesa soprattutto l’aerospazio: nel primo trimestre l’export raggiunge 585,6 milioni di euro, contro i 276,3 milioni dello stesso periodo del 2025. L’incremento è del 111,9%, più che raddoppiato in dodici mesi, e Varese concentra da sola l’82% delle esportazioni aerospaziali lombarde.
La UIL, citando i dati del Lombardia Aerospace Cluster elaborati su base Coeweb-ISTAT, precisa tuttavia che le informazioni pubbliche non permettono di attribuire il balzo a singole imprese o commesse. La crescita è quindi misurabile, ma non è possibile ricostruirne nel dettaglio la composizione. Anche il dato regionale sui mezzi di trasporto, pari a +12,1%, deve essere letto con cautela: la categoria comprende autoveicoli e componenti, rimorchi, materiale ferroviario, aeromobili, navi e altri mezzi. Non indica dunque automaticamente una ripresa dell’automotive.
Mercati esteri e lavoro
Tra i mercati di destinazione spicca la Svizzera, verso cui le esportazioni lombarde crescono del 21,2%. L’Unione europea registra un aumento più contenuto, pari all’1%, mentre gli Stati Uniti arretrano del 4,4%. Sul piano settoriale avanzano i mezzi di trasporto e la farmaceutica, quest’ultima al 9,7%; diminuiscono invece tessile, abbigliamento e pelli (-7,9%), chimica (-6,1%) e macchinari (-5,5%), comparti radicati nel tessuto produttivo varesino.
Il risultato dell’export si accompagna però a segnali di difficoltà sul fronte occupazionale. Nel periodo gennaio-giugno 2026 la cassa integrazione complessiva in Lombardia diminuisce del 14,4% e quella ordinaria del 26,2%, mentre la CIGS, legata a riorganizzazioni, crisi aziendali e contratti di solidarietà, aumenta del 14,9%. Per il coordinatore della UIL di Varese Antonio Massafra, la domanda estera sostiene la manifattura, ma i costi energetici e delle materie prime continuano a gravare sulle filiere dell’indotto e sui settori tradizionali.
Il sindacato chiede che i ricavi generati dalle vendite estere siano accompagnati da investimenti in formazione, competenze, sicurezza e lavoro stabile. La UIL Lombardia propone inoltre di affiancare al Patto per lo Sviluppo un monitoraggio permanente delle filiere provinciali, degli investimenti, delle competenze, della cassa integrazione e delle vertenze territoriali. Secondo il segretario generale Antonio Albrizio, la fase non è recessiva, ma richiede una politica industriale preventiva e selettiva.
Il report segnala infine il possibile impatto dell’inflazione sui prossimi mesi. Secondo la stima preliminare ISTAT del primo settembre, ad agosto 2026 l’inflazione passa dal 2,9% al 3,3%, mentre i beni energetici accelerano dall’11,6% al 17%. Per un’area manifatturiera fortemente orientata ai mercati esteri, il costo dell’energia resta quindi un fattore rilevante sia per la competitività delle imprese sia per la tenuta dei salari.