Il futuro dello stabilimento Kuehne+Nagel di Termoli resta incerto. La vertenza è tornata al centro di un confronto istituzionale convocato nella sede del Cosib, al quale hanno partecipato rappresentanti sindacali e Regione Molise. L’obiettivo indicato è individuare una soluzione per evitare la chiusura del sito e salvaguardare i posti di lavoro coinvolti.
Secondo le organizzazioni sindacali, la vicenda riguarda 54 famiglie e non può più essere affrontata soltanto a livello territoriale. La richiesta principale è portare il caso al Ministero e aprire un confronto nazionale con l’azienda e con il Governo. Marco Laviano, della Fim-Cisl, ha riferito che finora non sarebbero arrivate risposte sufficienti né da Kuehne+Nagel né sul fronte delle politiche industriali.
La richiesta di un tavolo ministeriale
Il sindacato contesta anche la motivazione legata alle carenze infrastrutturali del territorio, indicata tra gli elementi alla base delle difficoltà del sito. Kuehne+Nagel opera infatti su scala nazionale e internazionale e, secondo Laviano, l’assenza di nuove attività in Molise non può rappresentare da sola una ragione per rinunciare a investire.
Nel confronto è stato richiamato anche il rapporto con Stellantis. La produzione di motori nello stabilimento di Termoli è destinata a un mercato più ampio di quello locale e, secondo i rappresentanti dei lavoratori, la collocazione del sito dovrebbe essere valutata in una prospettiva europea. L’ipotesi di trasferire i dipendenti non viene considerata una soluzione: la richiesta è mantenere l’occupazione attraverso nuovi investimenti, l’assegnazione di altre attività o l’individuazione di alternative per le famiglie coinvolte.
Francesco Guida, della Uilm, ha ricordato che la vertenza prosegue da oltre un anno senza risultati concreti. Il sindacalista ha sollecitato la Regione a sostenere il passaggio al tavolo ministeriale e ha criticato l’atteggiamento dell’azienda, accusata di non aver fornito risposte adeguate sulle possibili alternative. Kuehne+Nagel, ha aggiunto, è presente nell’area da più di dieci anni e le difficoltà dello stabilimento erano già state segnalate in precedenza.
Il nodo Stellantis e le prospettive dell’area
Il presidente della Regione, Francesco Roberti, ha collegato la vicenda alle prospettive dello stabilimento Stellantis, dal quale dipende una parte rilevante delle attività dell’indotto. Secondo quanto riferito, il rilancio della fabbrica di Termoli non rientrerebbe al momento nei piani industriali del gruppo. Roberti ha annunciato l’intenzione di sollecitare i vertici dell’azienda e di chiedere un incontro al ministro Adolfo Urso per ottenere chiarimenti sul programma relativo al sito molisano.
Tra le misure immediate è stato indicato anche il possibile ricorso agli ammortizzatori sociali, con l’obiettivo di garantire ai lavoratori un periodo più lungo in attesa di comprendere quale sarà il futuro dello stabilimento e dell’indotto. Roberti ha espresso perplessità sulle criticità infrastrutturali richiamate da Kuehne+Nagel, ricordando la presenza nell’area industriale di Termoli di multinazionali e altre realtà produttive.
L’assessore regionale alle Attività produttive, Andrea Di Lucente, ha ricordato che un precedente incontro si era già svolto a luglio. La Regione intende verificare se esistano ancora margini per convincere il gruppo a investire in Molise. Di Lucente ha riferito che Stellantis avrebbe deciso di riportare al proprio interno le attività di magazzino, mentre Kuehne+Nagel avrebbe ricondotto le difficoltà alla perdita della commessa e alla mancanza di nuove attività da gestire sul territorio.
L’assessore ha inoltre richiamato gli investimenti realizzati o programmati dal gruppo in Puglia e Abruzzo, chiedendo perché non siano state individuate analoghe prospettive per il Molise. In assenza di soluzioni, anche la Regione valuta il ricorso ai tavoli ministeriali. Nel quadro delle prospettive per l’area industriale è stato citato infine il progetto Renesis, seguito dal Ministero e prossimo all’avvio dei lavori, che potrebbe generare tra 300 e 500 posti. L’investimento, tuttavia, non risolve l’emergenza immediata dei dipendenti Kuehne+Nagel, per i quali la chiusura resta una possibilità ancora concreta.