Una cinquantina di lavoratori dell’ex Ilva ha occupato la Prefettura di Genova, dopo l’irruzione nell’edificio dal presidio allestito da tre giorni in largo Eros Lanfranco. Gli operai, in sciopero, chiedono garanzie scritte sulla continuità produttiva dello stabilimento di Cornigliano, che finora non sono arrivate dal Governo.
I manifestanti si sono seduti nell’atrio e al secondo piano del palazzo, battendo i caschi e scandendo lo slogan l’Ilva di Genova non si chiude. Armando Palombo, delegato Fiom, ha annunciato l’intenzione di trascorrere la notte all’interno della sede: per noi la prefettura è nostra, stanotte dormiamo qua. L’azione è stata preceduta da un corteo degli operai, che hanno attraversato il centro cittadino con i mezzi della fabbrica.
La richiesta di garanzie sul futuro dello stabilimento
La protesta è legata all’incertezza sul futuro del sito di Genova Cornigliano e alle prospettive dell’ex Ilva. I lavoratori chiedono che gli impegni sulla continuità della produzione vengano messi nero su bianco. Al question time alla Camera, il ministro per le Imprese e il Made in Italy Adolfo Urso aveva riferito dell’indicazione di acquistare coils per rifornire gli stabilimenti di Cornigliano e Novi, ma per i dipendenti le rassicurazioni non sono sufficienti.
Urso ha inoltre spiegato che il decreto approvato dal Governo prevede 41 milioni di euro destinati all’amministrazione straordinaria. Le risorse, ha detto il ministro, servono a mantenere in riscaldo gli altoforni e a preservare la continuità produttiva in attesa della decisione della Corte di Cassazione, convocata per il 20 ottobre. La gara per l’ex Ilva è stata prorogata fino al 9 novembre, proprio per attendere l’esito del procedimento.
La mobilitazione prosegue anche in Puglia
La vertenza coinvolge anche Taranto, dove Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno comunicato che manterranno la presenza costante fino all’arrivo di risposte concrete da parte del Governo. Le organizzazioni sindacali hanno giudicato insufficiente il decreto, pur riconoscendo l’inserimento della cassa integrazione guadagni straordinaria in deroga per i lavoratori dell’appalto, misura ritenuta necessaria per evitare licenziamenti collettivi.
Secondo le sigle, restano senza risposta le richieste di strumenti straordinari per i dipendenti, di intervento pubblico, di sicurezza degli impianti e di transizione del processo di decarbonizzazione. La mobilitazione comprende anche il blocco delle strade statali a Taranto. Per giovedì 15 ottobre è stata annunciata la quarta giornata di sciopero, con il trasferimento della protesta a Bari, davanti alla presidenza della Regione Puglia.
I lavoratori partiranno da Taranto alle 7.15 con pullman organizzati dai sindacati e incontreranno il presidente Antonio Decaro. L’obiettivo delle organizzazioni è condividere un documento unitario, con l’impegno di istituzioni, Regione, Comune e Provincia a sostenere il percorso indicato nella piattaforma rivendicativa e a chiedere una convocazione urgente a Palazzo Chigi.
Le parole della presidente del Consiglio
Nel dibattito al Senato, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sostenuto che l’obiettivo dell’Esecutivo è garantire la continuità della produzione dell’acciaio in Italia, tutelare l’occupazione e rispettare ambiente e salute dei cittadini. Meloni ha definito drammatica la situazione ereditata dal Governo e ha ricordato l’uscita di ArcelorMittal e la nomina di una nuova terna di amministratori.
La presidente del Consiglio ha citato gli ostacoli incontrati nella ricerca di nuovi acquirenti, compresi quelli legati alla rigassificatrice prevista a Taranto e ai provvedimenti giudiziari sul funzionamento degli impianti a caldo. Il Governo, ha concluso, segue l’andamento della gara in corso per non compromettere il futuro industriale del gruppo e dell’occupazione.