Lo stabilimento Electrolux di Cerreto d’Esi resta al centro di una vertenza considerata ancora irrisolta dai lavoratori. Alla vigilia del nuovo incontro ministeriale, Enrico Morettini, dipendente da 36 anni e delegato sindacale Fiom da circa tre decenni, esprime forti dubbi sul piano di reindustrializzazione prospettato dall’azienda.
Morettini, che si trova a quattro anni dalla pensione, parla a nome di una parte dei lavoratori che continua a guardare con preoccupazione al futuro del sito. Secondo il delegato, le ipotesi finora illustrate per la riconversione sarebbero ancora vaghe e prive di elementi sufficientemente concreti per garantire la continuità produttiva e occupazionale.
Le ipotesi di riconversione
Tra gli scenari indicati ci sarebbe la produzione di condizionatori, ma anche quella di impianti elettrici o accessori per i bagni. Morettini considera debole soprattutto la prima ipotesi, in ragione della presenza sul territorio di un concorrente già strutturato nello stesso settore. La posizione dei lavoratori, ha spiegato, è quindi di perplessità e contrarietà rispetto a un progetto che non viene ritenuto, allo stato attuale, realmente percorribile.
Un elemento di novità emerso nell’ultimo confronto al ministero delle Imprese e del Made in Italy riguarda il ritiro dei licenziamenti unilaterali. L’azienda avrebbe accettato di ricorrere esclusivamente a uscite volontarie e incentivate, coinvolgendo complessivamente 650 operai e 600 impiegati in tre anni. Electrolux definisce l’operazione piano di rigenerazione, ma per i rappresentanti dei lavoratori questo passo non è sufficiente per arrivare alla firma di un accordo.
Il nodo della cessione
Al prossimo incontro tecnico, previsto in vista del vertice del 29 ottobre, la richiesta principale sarà che il sito non chiuda e non venga ceduto nel periodo previsto per l’operazione. I lavoratori chiedono che Cerreto d’Esi resti all’interno del perimetro Electrolux e che qualsiasi intesa non sia fondata sulla vendita dello stabilimento.
La preoccupazione riguarda anche il mandato affidato a un advisor per individuare un possibile acquirente. Morettini ritiene che la prospettiva di una cessione, anche se accompagnata da promesse di continuità occupazionale, possa tradursi nel ricorso agli ammortizzatori sociali e in una sospensione dell’attività. Per il delegato, il rischio è quello di una chiusura mascherata, con i dipendenti collocati in cassa integrazione a zero ore.
Nel corso dell’intervista viene inoltre denunciato lo spostamento in Polonia di produzioni precedentemente realizzate a Cerreto d’Esi e la duplicazione dei codici prodotto. Sono elementi che, secondo la rappresentanza sindacale, alimentano i timori sul futuro della fabbrica e rendono ancora più delicato il confronto istituzionale. La vertenza resta dunque aperta, mentre i lavoratori attendono dal tavolo ministeriale garanzie più concrete sul mantenimento del sito e dell’attività produttiva.