Emilia-Romagna

Crisi Aeffe, allarme per lavoro e moda nel Riminese

Coinvolti 389 addetti: annunciati 221 esuberi e avviate 120 procedure di licenziamento.

La crisi del gruppo Aeffe apre una nuova fase di preoccupazione per l’occupazione e per la filiera della moda nel territorio riminese. Al centro della vertenza c’è la richiesta di cassa integrazione straordinaria per 389 dipendenti: 289 lavorano nello stabilimento di San Giovanni in Marignano, mentre altri 100 sono impiegati nella sede di Milano.

A rilanciare l’allarme è Emma Petitti, vicesegretaria regionale del Partito Democratico dell’Emilia-Romagna e consigliera regionale. Secondo quanto riferito dalla rappresentante politica, le difficoltà finanziarie del gruppo potrebbero compromettere la disponibilità delle risorse necessarie per garantire il pagamento degli stipendi e anticipare gli ammortizzatori sociali. La situazione si aggiunge all’annuncio di 221 esuberi e all’avvio delle procedure di licenziamento per 120 lavoratori.

Redditi e continuità produttiva

Petitti indica come priorità la tutela economica delle famiglie coinvolte e la salvaguardia dei posti di lavoro. La consigliera chiede che vengano garantiti il reddito dei dipendenti e la continuità produttiva, evitando che gli effetti della crisi ricadano esclusivamente sui lavoratori. Il timore è che una riduzione dell’attività possa avere conseguenze anche oltre gli organici diretti del gruppo.

Aeffe, infatti, è inserita in una rete composta da fornitori, piccole imprese e altre realtà della filiera della moda locale. Una contrazione dell’azienda potrebbe quindi ripercuotersi sull’indotto e disperdere competenze professionali consolidate nel tempo. Per la consigliera, la salvaguardia del gruppo riguarda di conseguenza anche il futuro del comparto manifatturiero della provincia di Rimini.

Oxy Capital e intervento istituzionale

Tra gli elementi al centro del confronto c’è l’offerta da 115 milioni di euro presentata da Oxy Capital. Petitti ritiene che l’operazione debba essere accompagnata da un progetto industriale definito, con investimenti e garanzie occupazionali. La richiesta è di chiarire inoltre le condizioni del finanziamento ponte da 7 milioni e gli strumenti necessari per assicurare il sostegno al reddito dei dipendenti.

L’appello della consigliera è rivolto alla Regione Emilia-Romagna e al Governo, chiamati a lavorare con le organizzazioni sindacali per affrontare la situazione finanziaria e contenere le ricadute sull’occupazione. La vertenza coinvolge così sia il futuro dello stabilimento romagnolo sia la tenuta della filiera collegata, in un comparto considerato rilevante per l’economia del territorio.