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Consumo di suolo, nel 2025 nuovo record in Italia

Il rapporto Ispra-Snpa censisce oltre 10.200 ettari di aree naturali cancellati in dodici mesi

Nel 2025 il consumo di suolo in Italia ha raggiunto un nuovo record: sono stati trasformati in superfici artificiali oltre 102 chilometri quadrati di territorio, a una velocità superiore a 3 metri quadrati al secondo e oltre 280mila metri quadrati al giorno. Rispetto agli 83,7 chilometri quadrati del 2024, l’incremento è del 22,4%.

I dati sono contenuti nell’edizione 2026 del Rapporto sul consumo di suolo, curato da Ispra e dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente. Il documento, oltre a misurare l’avanzata di edifici, infrastrutture e altre opere, propone una prima mappatura nazionale delle superfici che potrebbero essere recuperate e riutilizzate.

La rilevazione individua 3.281 chilometri quadrati potenzialmente destinabili alla forestazione urbana e 1.116 chilometri quadrati di tetti utilizzabili per impianti fotovoltaici. Sono inoltre quasi 9,6 milioni le abitazioni non occupate che, secondo il rapporto, potrebbero essere recuperate. Le aree pubbliche urbane idonee al ripristino superano complessivamente i 35mila ettari, con le estensioni più ampie nel Lazio, in Lombardia e in Veneto.

Le regioni più coinvolte

Nel 2025 le superfici impermeabilizzate hanno raggiunto il 7,19% del territorio nazionale: in totale, 21.644 chilometri quadrati risultano coperti da edifici, infrastrutture, piazzali, impianti e altre superfici artificiali. Nell’ultimo anno cemento e asfalto hanno cancellato oltre 10.200 ettari di aree naturali, mentre i ripristini si sono fermati a 746 ettari. Il saldo negativo è quindi vicino a 9.500 ettari.

La Sicilia ha aggiunto poco più di 1.600 ettari di nuovo suolo artificiale, il Lazio oltre 1.400, mentre Puglia e Lombardia hanno superato i 1.000 ettari. Lombardia, Veneto e Campania sono anche le regioni con la quota più elevata di superfici coperte da edifici e infrastrutture: rispettivamente il 12,27%, l’11,87% e il 10,65%.

Dal 2006 le nuove coperture artificiali hanno interessato il 96% dei comuni italiani. Gli aumenti maggiori dell’ultimo anno si registrano a Tuscania, con 319 ettari, a Montalto di Castro, con 316, e a Catania, con 198. Escludendo il fotovoltaico a terra, i valori più alti riguardano Roma, Foggia, Cerignola e Campagna. La trasformazione del territorio coinvolge anche aree esposte a rischi naturali, con 1.106 ettari in più nelle zone a rischio alluvione e 707 in quelle a rischio frana.

Cantieri, logistica e impianti energetici

Oltre la metà delle nuove superfici artificiali, il 52,6%, è legata ai cantieri, che si estendono su 5.387 ettari. I nuovi edifici hanno occupato 725 ettari di suolo naturale e 435 ettari di cantieri preesistenti, per una crescita complessiva di 1.160 ettari. Piazzali, aree di servizio e altre superfici artificiali sono aumentati di 1.230 ettari; attività estrattive e infrastrutture hanno coinvolto rispettivamente 390 e 506 ettari.

Tra i fenomeni in maggiore crescita c’è la logistica, con 390 ettari aggiunti in un anno, soprattutto in Piemonte e nel Lazio. Il fotovoltaico a terra è aumentato di 2.798 ettari, quasi quaranta volte il valore del 2021, mentre gli impianti eolici, comprese le opere collegate, hanno aggiunto 118 ettari.

Oltre due terzi delle nuove trasformazioni si concentrano nelle città. Nel 2025 sono scomparsi 4.231 ettari di aree verdi e 320 ettari di copertura arborea. Nelle zone più impermeabilizzate le temperature possono superare di oltre 10 gradi quelle delle aree rurali circostanti, con punte di 12 gradi. Dove la presenza di alberi è maggiore, invece, i valori risultano fino a 1,8 gradi più bassi.

Secondo Maria Alessandra Gallone, presidente di Ispra-Snpa, il rapporto non si limita a descrivere il fenomeno, ma mette a disposizione dati e strumenti per orientare le scelte verso il recupero e la rigenerazione delle aree già esistenti.