A Rovigo le pensioni superano gli occupati: Polesine in calo

Nel 2025 il territorio polesano conta 5.652 trattamenti in più rispetto alle persone con impiego.

In provincia di Rovigo il numero delle pensioni erogate ha superato quello degli occupati. È il segnale di uno squilibrio demografico e occupazionale che interessa il Polesine e che potrebbe avere conseguenze sulla sostenibilità economica e sociale del territorio.

A evidenziare il dato è l’Ufficio studi della CGIA di Mestre, nell’analisi pubblicata il 24 ottobre 2026. Rovigo è, insieme a Belluno, l’unica provincia del Veneto in cui il sorpasso si è già verificato.

Il confronto tra pensioni e occupati

Nel 2025 le pensioni erogate in provincia sono state 101.897, mentre gli occupati risultavano 96.245. Il saldo è quindi negativo per 5.652 unità. Il conteggio riguarda il numero dei trattamenti pensionistici e comprende anche prestazioni assistenziali, pensioni di invalidità e prestazioni ai superstiti: non corrisponde, dunque, al numero dei singoli pensionati.

Nel resto del Veneto il rapporto rimane ancora positivo, ma la distanza si sta riducendo. A livello regionale si contano circa 2,2 milioni di lavoratori e 1,85 milioni di pensioni. Secondo le stime della CGIA, entro sette o otto anni il numero dei trattamenti potrebbe superare quello degli occupati in tutta la regione.

Ricambio generazionale e futuro del territorio

La situazione si intreccia con il problema del ricambio generazionale. Tra il 2025 e il 2029 il Veneto potrebbe avere bisogno di sostituire 291.200 lavoratori, pari al 13% degli occupati. Una prospettiva che riguarda soprattutto le piccole imprese, già alle prese con la difficoltà di trovare personale qualificato.

Tra le risposte individuate dalla CGIA ci sono una maggiore partecipazione al lavoro delle donne e dei giovani, ancora inferiore rispetto a quella registrata nelle regioni europee più sviluppate, e interventi capaci di aumentare l’offerta di lavoro.

Il fenomeno, tuttavia, non riguarda soltanto il mercato occupazionale. Il calo delle nascite e l’invecchiamento della popolazione mettono sotto pressione il sistema previdenziale, i servizi pubblici e l’economia locale. Per invertire la tendenza vengono indicati interventi strutturali a sostegno della natalità, lavoro stabile, salari adeguati, abitazioni accessibili e servizi per le famiglie.

Il Polesine rappresenta così un primo campanello d’allarme per il Veneto. Senza nuove generazioni e senza condizioni favorevoli alla formazione delle famiglie, il rischio è una progressiva riduzione della forza lavoro e un indebolimento della tenuta del sistema sociale.