Grosseto (GR)

A Grosseto, Perugini boccia il nucleare e punta sulle rinnovabili

L’esponente di Europa Verde critica tempi, investimenti e gestione delle scorie, indicando nelle fonti pulite un’opportunità occupazionale.

Il dibattito sul possibile ritorno all’energia nucleare per sostenere la decarbonizzazione torna al centro della discussione politica nazionale. A Grosseto, Emanuele Perugini, rappresentante provinciale di Europa Verde ed ex consigliere comunale, sposta l’attenzione sui costi, sui tempi di realizzazione degli impianti e sulle ricadute occupazionali delle diverse tecnologie energetiche.

Secondo Perugini, il nuovo nucleare sarebbe caratterizzato da un modello fortemente centralizzato, con investimenti elevati e tempi difficili da prevedere. A sostegno della sua posizione cita il caso francese del reattore Epr di Flamanville: il progetto, inizialmente stimato da Edf in circa 3,3 miliardi di euro, avrebbe raggiunto un costo di 13,2 miliardi, a valori 2015 e senza considerare gli interessi. L’impianto è stato collegato alla rete nel 2024, dopo l’avvio del cantiere nel 2007.

Il nodo dei rifiuti radioattivi

Tra gli aspetti indicati dall’esponente ambientalista c’è anche la gestione dei rifiuti radioattivi. Per il progetto francese Cigéo, destinato alla realizzazione di un deposito geologico, nel 2025 è stata aggiornata una stima compresa tra 26,1 e 37,5 miliardi di euro, calcolata su valori del 2012. Il programma, sottolinea Perugini, si svilupperebbe su un arco temporale superiore ai 150 anni.

Il riferimento all’Italia riguarda invece i costi ancora legati al passato nucleare. Perugini richiama le attività di decommissioning affidate a Sogin, il cui avanzamento risultava al 47,7% al 31 dicembre 2025. Le operazioni, spiega, sono ormai finanziate direttamente dal bilancio dello Stato, mentre il Deposito Nazionale non è ancora operativo.

Occupazione e filiere locali

La proposta alternativa indicata da Europa Verde punta sulle fonti rinnovabili, considerate più capaci di distribuire sul territorio produzione, investimenti e opportunità di lavoro. Perugini cita i dati Irena e Ilo, secondo i quali nel 2024 il comparto avrebbe raggiunto almeno 16,6 milioni di posti di lavoro nel mondo, con 7,2 milioni concentrati nel fotovoltaico.

La filiera, osserva, richiede elettricisti, installatori, tecnici e ingegneri, figure professionali che potrebbero rappresentare un’opportunità anche per il territorio grossetano. Nel quadro delineato rientrano inoltre le Comunità energetiche rinnovabili e gli interventi di efficienza energetica, con l’obiettivo di avvicinare i benefici a cittadini e imprese.

Per finanziare la transizione, l’organizzazione propone di valutare anche una revisione dei Sussidi ambientalmente dannosi. I dati Ispra relativi al 2024, richiamati da Perugini, indicano sussidi per 25,4 miliardi di euro, di cui 19,6 miliardi destinati alle fonti fossili. L’obiettivo, nella sua impostazione, sarebbe riorientare gradualmente le risorse pubbliche verso infrastrutture e tecnologie in grado di ridurre le emissioni e rafforzare le filiere locali.

La conclusione di Europa Verde è che il nucleare concentri grandi impianti e investimenti, mentre le rinnovabili consentano una produzione più distribuita e il coinvolgimento di imprese e comunità. Per la Maremma, sostiene Perugini, esisterebbero risorse, competenze e aziende da valorizzare. Alla politica spetterebbero la pianificazione degli investimenti e la formazione delle professionalità necessarie.