Piacenza (PC)

Piacenza, la casa assegnata a un capitano nel 1625

Un documento del Ducato elenca ambienti, suppellettili e provviste previste per l’ufficiale e il personale

Un editto del 23 maggio 1625 offre una descrizione dettagliata delle abitazioni destinate agli ufficiali impegnati nella leva militare del Ducato di Parma e Piacenza. Il documento fu emesso dal Maestro di Campo, grado dell’organizzazione militare dell’epoca equivalente a quello di colonnello, e riguardava il reclutamento di una compagnia di fanteria per la città di Piacenza.

Gli ambienti destinati all’ufficiale

La compagnia, indicata nell’editto come tercio, era composta da picchieri, archibugieri e spadaccini. Per il capitano era prevista una casa definita moderata e capace di ospitare cinque persone. La disposizione degli spazi comprendeva una sala da pranzo, una camera per dormire, una camerata comune e un ambiente destinato ai servitori. Completavano l’abitazione una cucina, una cantina e una stalla per due cavalli.

Il provvedimento stabiliva anche quali arredi dovessero essere messi a disposizione gratuitamente. Nella stanza del capitano era prevista una lettiera di noce con pagliericcio, due materassi e un guanciale. Nella camerata comune trovava posto una lettiera ordinaria, anch’essa con pagliericcio e materasso. Ai due servitori più anziani e fidati spettava invece un tavolaccio con pagliericcio e materasso, corredato da lenzuola.

Arredi, utensili e misure dell’epoca

L’inventario proseguiva con gli elementi dell’arredamento e con le stoviglie necessarie alla vita quotidiana. Erano indicati due boffetti di noce, cioè particolari sedie, due cadreghe di noce alla veneziana, quattro scabelli d’albera, due panche e una tavola da cucina. L’elenco consente di ricostruire l’organizzazione di una dimora destinata a un ufficiale e al suo piccolo seguito, in un’epoca in cui ogni dotazione veniva definita con precisione.

Particolare attenzione era riservata agli strumenti per cucinare e riscaldare gli ambienti. La fornitura comprendeva una pignatta di rame con mescolo di ferro, una padella da friggere con spadoletta e uno spiedo da arrosto. Erano inoltre previsti una leccarda, utilizzata per raccogliere il grasso della carne sul camino, un sedello per l’acqua, due brandinali, cioè alari da camino, una paletta di ferro, una forcina per le braci e una catena da fuoco.

Anche la biancheria e i contenitori venivano indicati nell’editto. La casa doveva ricevere due tovaglie della lunghezza di tre braccia, misura piacentina equivalente a 67 centimetri per le stoffe, sei tovaglioli, due grandi salviette di lino, altre due tovaglie, sei mantini e due asciugamani di canapa. Completavano la dotazione 12 tondi, sei piatti di peltro e una vezola da quattro brente. Poiché una brenta piacentina corrispondeva a 75 litri, il contenitore aveva una capacità complessiva di circa 300 litri.

Il documento restituisce così l’immagine concreta di una casa del Seicento, dagli spazi assegnati agli arredi, fino agli utensili e alle misure utilizzate per stoffe e liquidi. Molti degli oggetti elencati, osserva la ricostruzione, sarebbero rimasti riconoscibili anche nelle abitazioni del secolo scorso, soprattutto nelle case delle campagne e nelle famiglie legate a una vita domestica essenziale.