Internazionale

B-17, il destino delle Fortezze Volanti dopo il 1945

La smobilitazione trasformò una flotta imponente in rottami, con pochi esemplari arrivati fino a oggi.

Nel maggio 1945, con la fine della Seconda guerra mondiale in Europa, gli Stati Uniti si trovarono a gestire una quantità enorme di materiale bellico. Tra le linee di produzione e le basi distribuite nel mondo erano rimasti circa 230.000 aerei militari, su quasi 300.000 velivoli impiegati durante il conflitto. Il Boeing B-17 Flying Fortress, principale simbolo della campagna di bombardamento strategico americana, fu tra i modelli più coinvolti nella successiva smobilitazione.

Progettato negli anni Trenta, il B-17 aveva un’apertura alare di 31,6 metri, una lunghezza di 22,6 metri e quattro motori radiali Wright R-1820 Cyclone, capaci di circa 1.200 cavalli ciascuno. Il peso massimo al decollo raggiungeva approssimativamente i 29.700 chilogrammi, mentre la velocità massima era di circa 462 chilometri orari. L’equipaggio standard era composto da 10 uomini e l’armamento comprendeva diverse torrette con mitragliatrici calibro .50.

La produzione e le perdite

Tra il 1936 e il 1945 furono costruiti complessivamente 12.731 B-17. Circa 4.735 andarono perduti in combattimento. Il maggior numero di aerei operativi fu registrato nell’agosto 1944, quando risultavano in servizio contemporaneamente 4.574 esemplari. Con la cessazione delle ostilità, però, la necessità di mantenere una flotta così ampia venne meno e l’aviazione militare americana dovette affrontare il problema della gestione degli apparecchi non più necessari.

Washington cercò di evitare una nuova crisi del mercato dei materiali militari, simile a quella verificatasi dopo la Prima guerra mondiale. Nel 1945 la War Assets Administration mise in vendita grandi quantità di equipaggiamenti in esubero e il valore degli aerei crollò. Un B-17 nuovo era valutato 13.750 dollari, mentre un P-51 Mustang costava 3.500 dollari e un bombardiere medio B-25 8.250 dollari.

Le vendite e la demolizione

Il crollo dei prezzi attirò acquirenti interessati a rivendere i velivoli o a recuperarne i materiali. Il pilota e stuntman di Hollywood Paul Mantz acquistò un lotto di 475 aerei, tra bombardieri e caccia, per 55.425 dollari, con una media di circa 116 dollari per velivolo. Ne conservò una dozzina per le produzioni cinematografiche e cedette gli altri a un rottamaio per 160.000 dollari.

Molti B-17 furono trasferiti in aree di raccolta come il campo di Kingman, in Arizona, oppure lasciati in depositi all’estero. Gli apparecchi venivano privati delle strumentazioni riutilizzabili e quindi demoliti. In alcuni casi furono fatti esplodere con il tritolo o tagliati con grandi apparecchiature meccaniche, per recuperare l’alluminio destinato alla fusione.

Prima della demolizione, una parte dei bombardieri fu impiegata anche per il rimpatrio dei militari americani rimasti in Europa. Nel maggio 1945, di fronte alla carenza di aerei da trasporto e alla presenza di milioni di soldati in attesa di rientrare, alcuni B-17 vennero modificati temporaneamente. Le torrette e le mitragliatrici furono rimosse e nella fusoliera vennero sistemate panche di legno, con una capacità fino a 30 passeggeri per volo.

La rapida trasformazione da strumento bellico a materiale di surplus segnò la sorte della maggior parte della flotta. Dei 12.731 B-17 costruiti, oggi ne restano integri in tutto il mondo circa 45, meno di quattro esemplari ogni mille. La conclusione del conflitto rese così inutili migliaia di bombardieri ancora relativamente recenti, destinati in larga parte alla demolizione nel giro di pochi anni.