In due anni, in Umbria, più di 50 adolescenti e 30 giovani con neurodivergenze, tra i 14 e i 25 anni, hanno partecipato ad attività legate all’arte contemporanea. Il progetto ha utilizzato laboratori, pratiche performative e percorsi di autorappresentazione come strumenti per favorire la socialità, il benessere psicofisico e il rapporto con i luoghi della cultura.
L’iniziativa nasce in un contesto segnato dalla crescita del disagio tra adolescenti e giovani adulti. Secondo i dati richiamati durante la presentazione, sono oltre 12.600 gli accessi annuali ai servizi psichiatrici regionali da parte di ragazzi e giovani adulti. Circa il 30 per cento degli adolescenti manifesta inoltre livelli elevati di ansia e depressione, mentre aumentano i fenomeni di ritiro sociale e la dispersione scolastica, indicata all’11,5 per cento.
Una rete tra cultura e servizi
Il percorso, ideato dalla Cooperativa Sociale Densa e giunto alla seconda edizione con il titolo Spazio al desiderio, si inserisce nel progetto Social Sculpture. Il riferimento teorico è il pensiero di Joseph Beuys e alla sua idea di scultura sociale, secondo cui l’arte può contribuire a modificare le relazioni e la vita collettiva. In questa prospettiva, il desiderio viene considerato una spinta attiva alla partecipazione e non soltanto l’espressione di una mancanza.
Le attività hanno coinvolto una rete composta da istituzioni culturali, musei, servizi sociali e presidi sanitari. Sono stati messi in collegamento 10 luoghi della cultura distribuiti in sette ambiti territoriali: Palazzo della Penna e il Centro Ragni-Teatro Stabile dell’Umbria a Perugia, Palazzo Collicola a Spoleto, Palazzo Lucarini Contemporary a Trevi, il CIAC e Palazzo Trinci a Foligno, il Museo Naturalistico del Parco di Colfiorito, il Parco delle Sculture di Brufa a Torgiano, il Museo della Canapa di Sant’Anatolia di Narco e il Parco Sculture Beverly Pepper di Todi.
Laboratori e attività
Tra i percorsi realizzati, Sara Leghissa ha condotto un’autoinchiesta con 15 adolescenti, trasformando le conversazioni in 80 frasi affisse su manifesti pubblici. Gianni Moretti ha lavorato sui temi dell’errore e del fallimento, con una performance e una mostra. Il laboratorio Vaste Programme-Non so stare qui, curato da Saverio Verini, ha affrontato l’autorappresentazione attraverso la fotografia e la realizzazione di leporelli d’artista.
Altri laboratori hanno riguardato le forme dell’abitare e i desideri urbani, il movimento e il rapporto tra gesto e spazio, le pratiche teatrali con ragazze e ragazzi con sindrome di Down e l’arteterapia. Redenta Palmioli e Francesca Tinti hanno proposto attività di espressione sonora e autorappresentazione, mentre Elisa Veschini ha curato un percorso rivolto a minori e giovani adulti con neurodiversità.
Un ulteriore segmento, intitolato Adolescenze, è stato realizzato con il Cinema PostModernissimo di Perugia. Il sociologo Stefano Laffi ha partecipato a tre momenti di confronto rivolti ad adulti e ragazzi. Nel programma è previsto anche, a dicembre, un tavolo pubblico con giovani, istituzioni, politica, terzo settore, operatori culturali e cittadinanza, dedicato alla partecipazione nei luoghi della cultura e della città.