Toscana

Fallaci, il piazzale diventa giardino: parla Nencini

Ex senatore ricorda figura controversa e commenta riavvicinamento fiorentino all’eredità della scrittrice.

Fallaci, il piazzale diventa giardino: parla Nencini

Riccardo Nencini, socialista ed ex senatore, è stato tra gli amici più intimi di Oriana Fallaci. In occasione della riscoperta fiorentina della scrittrice, a vent’anni dalla sua morte, Nencini ha commentato la riqualificazione dello spazio alla Fortezza dedicato a Fallaci e il rapporto a lungo complesso tra la città e una delle sue figure più controverse.

Il rapporto con Firenze

Secondo Nencini, il nuovo intervento può segnare il superamento di un distacco durato anni. L’ex presidente del Consiglio regionale della Toscana ha ricordato come la scrittrice soffrisse per non sentirsi riconosciuta dalla propria città. A suo giudizio, la storia viene cambiata soprattutto dalle figure atipiche, capaci di restare fuori dal coro.

Nel ricostruire il pensiero di Fallaci, Nencini ha anche indicato quelli che considera i suoi limiti. La scrittrice, ha osservato, avrebbe esagerato nel descrivere il mondo islamico come un blocco uniforme, senza distinguere, per esempio, tra la condizione femminile in Marocco e quella in Arabia Saudita. Avrebbe però colto il rischio rappresentato da una teocrazia rispetto a una democrazia.

Il giudizio sull’Europa resta invece articolato. Nencini ha ricordato che non si è realizzata la trasformazione del continente in Eurabia, prevista da Fallaci, ma ha sottolineato la validità della sua riflessione su un’Europa con la pancia piena e ormai esposta alla perdita dei propri valori fondanti. Una posizione che, all’inizio degli anni Duemila, le attirò dure contestazioni, anche da parte di esponenti politici come Giulio Andreotti.

La medaglia d’oro e la staffetta partigiana

Il luogo oggetto della riqualificazione ha, secondo Nencini, un significato storico poco conosciuto. Fu infatti alla Fortezza che, dopo la Liberazione di Firenze, il generale Alexander consegnò a Fallaci il diploma di staffetta partigiana, con il nome di battaglia Emilia. L’episodio risale al 7 settembre 1944, quando la città era stata appena liberata.

Nencini ha inoltre ricordato le polemiche legate alla decisione, assunta quando era alla guida del Consiglio regionale toscano, di conferire alla scrittrice la medaglia d’oro. Per quella scelta, ha raccontato, furono chieste le sue dimissioni: tra i primi a farlo ci furono Beppe Grillo e Alfonso Pecoraro Scanio, allora leader dei Verdi, oltre a un esponente islamico attivo in Italia.

L’ex senatore ha escluso che Fallaci possa essere identificata con gli slogan della destra contemporanea. Ha ricordato che la scrittrice era femminista, divorziata e favorevole all’aborto, elementi lontani dalla formula Dio, patria e famiglia. Ha inoltre escluso una contrapposizione assoluta con Tiziano Terzani, pur riconoscendo divergenze profonde tra i due sul tema delle guerre e delle stragi, a partire dall’esperienza in Cambogia.

Per Nencini, la scelta della sindaca Sara Funaro di occuparsi direttamente della riqualificazione rappresenta un segnale importante. Dopo oltre vent’anni, ha concluso, la cronaca può trasformarsi in storia. Resta invece la critica alla Firenze contemporanea, descritta da Fallaci come una città popolare e orgogliosa ormai piegata alla rendita, e oggi osservata con amarezza per l’impatto del turismo di massa.