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È morto Tinto Brass, il regista veneziano del cinema erotico

Aveva 93 anni; il percorso tra sperimentazione, trasgressione e grandi interpreti

È morto a 93 anni Tinto Brass, regista e autore tra i più riconoscibili del cinema italiano. La notizia è stata comunicata all’Ansa dalla moglie Caterina Varzi e dai figli Bonifacio e Beatrice. Brass, nato a Milano ma cresciuto a Venezia, aveva costruito una lunga carriera all’insegna della sperimentazione, dell’anticonformismo e della libertà espressiva.

Due mesi prima della scomparsa, la Biennale di Venezia gli aveva dedicato un omaggio durante la serata di preapertura della 83ª Mostra del cinema. In quell’occasione era stata proiettata la versione restaurata in 4K di Col cuore in gola, thriller pop del 1967 interpretato da Jean-Louis Trintignant ed Ewa Aulin.

Dalla formazione parigina all’esordio

Giovanni, detto Tinto, Brass era figlio di Alessandro Brass, avvocato tra i più affermati di Venezia. Dopo la laurea in legge a Ferrara, si trasferì a Parigi con la prima moglie Carla Cipriani e lavorò come archivista alla Cinémathèque Française. L’esperienza lo mise in contatto con il fermento della Nouvelle Vague e contribuì alla sua formazione artistica.

Rientrato in Italia, collaborò con registi come Roberto Rossellini, Alberto Cavalcanti e Joris Ivens. Esordì alla regia nel 1963 con In capo al mondo. L’anno successivo diresse Silvana Mangano e Alberto Sordi nei film La mia signora e Il disco volante, mostrando anche una particolare attenzione per il montaggio, evidente nel documentario Ça ira – Il fiume della rivolta, del 1965.

La stagione della commedia erotica

La sua prima fase artistica fu segnata da opere sperimentali e politicizzate, tra cui Yankee, Col cuore in gola, L’urlo, Nerosubianco e La vacanza, interpretata da Vanessa Redgrave. Negli anni Settanta Brass si avvicinò al filone storico-erotico con Salon Kitty, del 1976, e con il controverso Caligola, uscito nel 1979, tratto da una sceneggiatura di Gore Vidal e sottoposto a censure in diversi Paesi.

Con La chiave, nel 1983, abbandonò il cinema più rigoroso per concentrarsi sulla liberazione sessuale femminile e sulla commedia erotica d’autore. I successivi successi di pubblico contribuirono a lanciare interpreti come Serena Grandi, Francesca Dellera, Debora Caprioglio, Claudia Koll e Anna Ammirati.

Alla notizia della scomparsa sono seguiti numerosi messaggi di cordoglio. Il presidente del Veneto Alberto Stefani ha ricordato un autore capace di fare dell’anticonformismo e della libertà espressiva i tratti distintivi del proprio percorso. Il presidente del Consiglio regionale, Luca Zaia, lo ha definito un artista libero, provocatorio e ironico, sottolineando il legame con Venezia e il ruolo avuto nella cultura italiana.