Toscana

Cicciolesso e Tittia, le glorie del Nicchio

Il successo del 1826 e l'impresa compiuta dodici anni prima hanno consegnato il fantino Brandani alla leggenda.

Cicciolesso e Tittia, le glorie del Nicchio

Nel confronto tra i grandi protagonisti del Nicchio, il nome di Tittia è quello più immediato per la generazione contemporanea. Per chi conosce la storia del Palio, però, anche Cicciolesso occupa un posto speciale. I due fantini appartengono a epoche molto lontane, ma sono accomunati dal legame con il giubbetto dei Pispini e dall’affetto costruito nel tempo tra i nicchiaioli.

Il 16 agosto 1826, Luigi Brandani, detto Cicciolesso, portò la Contrada alla vittoria. La cronaca del Diario Sanese del Bandini racconta di una mossa difficile, con il Nicchio subito in testa davanti alla Civetta, mentre Istrice e Tartuca rimasero coinvolte in un episodio a San Martino. Durante la corsa caddero anche Chiarini e Piaccina, ma il cavallo del Nicchio mantenne il comando fino al traguardo.

Una vittoria attesa ventisette anni

Quel successo arrivò dopo un lungo digiuno: la precedente vittoria del Nicchio risaliva infatti al 16 agosto 1799. La cronaca dell’epoca descrive una corsa ridotta nel finale a sei Contrade, con i cavalli disposti quasi uno dietro l’altro. Brandani riuscì comunque a resistere agli inseguitori e a conquistare il Drappellone, diventando uno dei personaggi più ricordati nella storia della Contrada.

Il soprannome Cicciolesso richiamava gli antichi banchi dei macellai e accompagnò Luigi Brandani anche dopo la fine della carriera. Una volta smesso di correre, il fantino tornò alle Taverne d’Arbia insieme ad alcuni familiari per occuparsi di una macelleria. La sua fama, tuttavia, era già legata a un’altra impresa compiuta nell’agosto del 1814.

In quell’occasione Brandani tentò di impedire la vittoria dell’Oca con un gesto rimasto nella memoria dei nicchiaioli: saltò dal proprio cavallo a quello della Contrada di Fontebranda, dove si trovava Piaccina. Per un giro, dunque, lo stesso animale fu montato da due fantini. L’azione non gli garantì una vittoria, ma contribuì a trasformarlo in una figura leggendaria.

La famiglia e la vita ai Pispini

Cicciolesso ottenne complessivamente quattro successi e appartenne a una famiglia legata alla tradizione dei fantini, nella quale comparivano anche Brandino, Ghiozzo e Campanino. Le ricostruzioni dell’epoca non sempre consentono di distinguere con precisione i diversi protagonisti, ma confermano la presenza di una vera stirpe legata al Palio.

Quando abitava in via dei Pispini, Brandani trasformò la propria casa in una bisca clandestina. Un documento conservato all’Archivio di Stato riferisce della presenza abituale di numerose persone, tra giovani e coniugati, e di frequenti litigi accompagnati da bestemmie e turpiloquio. È uno degli aspetti della vita privata del fantino restituiti dalle carte storiche.

Brandani ebbe inoltre due mogli legate al mondo del Palio. La prima fu Aurora, figlia del fantino Brecchino. Dopo essere rimasto vedovo, sposò Margherita, sorella di Giuseppe Straccali, conosciuto con il soprannome di Beppaccio. A distanza di due secoli, il suo nome continua a essere accostato a quello di Tittia tra le figure capaci di alimentare il rapporto tra il Nicchio e i suoi fantini.