Ha confermato davanti ai giudici la denuncia per il presunto sequestro di persona e l’estorsione legati a un matrimonio combinato. Il quarantenne, di origine kosovara e oggi residente in Svizzera, ha ricostruito nell’udienza del 28 ottobre la vicenda che nella primavera del 2022 avrebbe coinvolto tre fratelli, due dei quali titolari di un’azienda edile.
Secondo quanto emerso dalle indagini, l’accordo prevedeva un matrimonio con un’italiana consenziente, celebrato nel Comune di Vedelago, con l’obiettivo di consentire a uno dei fratelli di ottenere il diritto a restare in Italia. La cerimonia, però, non sarebbe mai stata celebrata per l’intervento dei carabinieri. I tre imputati, L.S., 37 anni, J.S., 34, e un altro J.S., di 42 anni, avrebbero quindi preteso la restituzione degli 8 mila euro già versati per l’operazione.
La richiesta del denaro
Il quarantenne ha spiegato di essersi messo a disposizione per aiutare il quarantaduenne a ottenere il permesso di soggiorno. Sarebbe stato lui stesso a sostenere di sapere dove rivolgersi e come procedere, in cambio di una somma di denaro. I tre fratelli avrebbero pagato quanto pattuito per le nozze combinate, ma dopo il fallimento dell’intesa avrebbero iniziato a fare pressione per riavere l’intero importo.
La presunta vittima ha riferito di non avere quei soldi. Qualche giorno dopo, tuttavia, avrebbe telefonato a uno dei fratelli dicendo di essere finalmente in possesso della cifra e fissando un appuntamento in un bar di Olmi di San Biagio. Quando i tre si sono presentati, l’uomo avrebbe chiarito di non avere con sé il contante, proponendo di lasciare la propria Audi come garanzia fino alla consegna del denaro.
L’intervento dei carabinieri
Secondo la ricostruzione accusatoria, dopo l’incontro i tre fratelli avrebbero deciso di accompagnare il quarantenne verso la sua abitazione. Due sarebbero saliti sull’auto con cui l’uomo era arrivato insieme a un conoscente, mentre il terzo li avrebbe seguiti con un’altra vettura. Intorno alle 21.30, però, la macchina sulla quale viaggiavano il debitore e due dei fratelli è stata fermata a poche centinaia di metri dal locale da una pattuglia dei carabinieri che si trovava già sul posto.
Il terzo fratello, accortosi che gli altri non arrivavano, sarebbe tornato indietro per verificare cosa fosse accaduto. I militari lo avrebbero quindi intercettato e fermato. Tutti e tre erano stati arrestati il 19 gennaio 2023 a Olmi di San Biagio.
In aula il quarantenne ha ribadito di non voler versare gli 8 mila euro, spiegando che la somma era stata consegnata alla finta sposa e che, a suo dire, sarebbe stata già spesa. Ha inoltre raccontato che un conoscente lo aveva convinto a pagare assicurando che avrebbe fatto da garante per il debito.
La vicenda giudiziaria ha già avuto sviluppi distinti per i tre imputati. I due fratelli più giovani erano stati giudicati a Venezia con rito abbreviato e, difesi dall’avvocato Fabio Crea, avevano visto derubricare l’accusa in esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Per il quarantaduenne era stata invece dichiarata l’improcedibilità per irreperibilità. In assenza di una valida querela, i due fratelli più giovani erano stati prosciolti, ma la Procura aveva presentato appello contestando sia la sentenza sia la modifica dell’imputazione. I due kosovari sono stati quindi condannati per sequestro di persona.