Castelfranco veneto (TV)

Presunto pizzo a Castelfranco Veneto, parlano le vittime

Un imprenditore e due cittadini cinesi hanno ricostruito davanti al giudice richieste di denaro durante controlli e verifiche

Un imprenditore italiano e due cittadini cinesi hanno deposto nell'udienza del 22 ottobre nel procedimento che vede imputati gli ex carabinieri Giuseppe Alù, 61 anni, e Damiano Nardulli, accusati a vario titolo di concussione e induzione indebita. Al centro del processo ci sono presunte richieste di denaro rivolte a commercianti e imprenditori della comunità cinese di Castelfranco Veneto e di altre zone, in cambio di controlli più indulgenti o della mancata contestazione di irregolarità.

L'inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Davide Romanelli, era partita nel 2018 dalla denuncia di un imprenditore fermato mentre viaggiava in auto. Secondo il suo racconto, i militari avrebbero contestato il possesso di un coltellino che l'uomo aveva ricevuto come gadget da un cliente. L'oggetto, chiuso in una scatola e con una lama lunga meno di quattro centimetri, sarebbe stato presentato come un elemento di rilevanza penale. Da qui, sempre secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbe arrivata la richiesta di denaro per evitare una denuncia.

La testimonianza dell'imprenditore

In aula l'uomo ha riferito di essere stato fermato al rientro da una cena con amici, mentre non si sentiva bene e aveva successivamente accusato un attacco febbrile. Il carabiniere più anziano, che secondo l'ipotesi investigativa sarebbe stato Alù, lo avrebbe intimidito dicendogli di conoscere la sua attività e prospettando anche un alcoltest. Il testimone ha raccontato che, dopo un riferimento ai figli del collega, avrebbe fatto il gesto di prendere il portafoglio. A quel punto, l'altro militare gli avrebbe indicato di non consegnare il denaro in strada, dove erano presenti telecamere, ma di inserirlo nel libretto della vettura.

Rispondendo alle domande dell'avvocato Fabio Crea, difensore di Nardulli, il testimone ha però precisato di non riconoscere l'imputato tra i carabinieri che lo avevano fermato. L'uomo ha deposto con l'assistenza del proprio legale, dopo che nell'udienza preliminare era stata riconosciuta la sua non punibilità in relazione alle rivelazioni fornite agli investigatori.

Le altre contestazioni

Nel corso della stessa udienza sono stati ascoltati anche due cittadini cinesi: un addetto di una fabbrica di lampadari e un ex barista. Entrambi avrebbero confermato le circostanze riportate nel capo di imputazione, contribuendo alla ricostruzione di un presunto sistema di richieste di denaro rivolte a una ventina di imprenditori orientali.

Le somme contestate oscillerebbero tra 100 e 500 euro per ciascun episodio. Secondo l'accusa, gli importi contenuti avrebbero consentito di evitare reazioni e denunce, mentre i pagamenti in contanti sarebbero stati richiesti per scongiurare verbali, sequestri o la chiusura delle attività commerciali. Alù e Nardulli avrebbero concentrato l'attenzione soprattutto sulla comunità cinese, ritenuta dagli investigatori un ambiente chiuso e meno incline a denunciare eventuali condotte irregolari da parte di appartenenti alle forze dell'ordine.

Nell'inchiesta erano stati coinvolti anche altri tre militari dell'Arma, le cui posizioni sono state successivamente stralciate e definite con patteggiamenti o proscioglimenti per intervenuta prescrizione. Per un cittadino albanese coinvolto nel procedimento, difeso dall'avvocata Laura Mattucci, nell'udienza del 22 ottobre è stata dichiarata la prescrizione. Le accuse nei confronti degli ex militari dovranno ora essere valutate nel prosieguo del processo.