Nei primi nove mesi del 2026 sono stati registrati 823 decessi sul lavoro in Italia, 39 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le vittime sono 595 decedute in occasione di lavoro, con un aumento del 3,5%, e 228 nel tragitto casa-lavoro, in crescita del 9,1%.
I dati sono stati elaborati dall’Osservatorio sicurezza sul lavoro e ambiente Vega, che ha suddiviso le regioni in base all’incidenza degli infortuni mortali ogni milione di occupati. L’Abruzzo è inserito in zona bianca, con un indice inferiore al 75% della media nazionale, insieme a Lombardia, Valle d’Aosta e Friuli-Venezia Giulia.
Le differenze tra le regioni
In zona rossa, con un’incidenza superiore al 125% del dato medio nazionale, si trovano Sicilia, Calabria, Basilicata e Campania. La zona arancione comprende Puglia, Piemonte, Liguria, Veneto e Trentino-Alto Adige. In zona gialla figurano Marche, Sardegna, Toscana, Emilia-Romagna, Umbria, Molise e Lazio.
Per numero assoluto di decessi in occasione di lavoro, la Lombardia è la regione più colpita con 84 vittime. Seguono Campania con 60, Veneto con 58, Sicilia con 55, Piemonte con 53 ed Emilia-Romagna con 47. L’Abruzzo registra 8 decessi, lo stesso dato di Umbria e Friuli-Venezia Giulia.
Le categorie più esposte
Secondo il presidente dell’Osservatorio, Mauro Rossato, le differenze territoriali e quelle legate alle categorie di lavoratori mostrano criticità che richiedono maggiore attenzione da parte delle istituzioni e dei soggetti impegnati nella prevenzione. Il rischio di mortalità dei lavoratori stranieri, in particolare, resta oltre tre volte superiore a quello degli italiani.
Nei primi nove mesi dell’anno le vittime straniere sono state 221, contro le 171 dello stesso periodo del 2025, con un incremento del 29,2%. L’indice di mortalità è pari a 61,5 decessi ogni milione di occupati stranieri, rispetto ai 20,3 registrati tra i lavoratori italiani.
La fascia d’età con l’incidenza più elevata è quella degli ultrasessantacinquenni, con 85,4 decessi ogni milione di occupati. Seguono i lavoratori tra 55 e 64 anni, con 37,1, e quelli tra 15 e 24 anni, con 34,3. In valori assoluti, tuttavia, il gruppo più colpito è quello tra 55 e 64 anni, con 208 vittime.
Le donne decedute sono state 76, otto in più rispetto al 2025: 43 in occasione di lavoro e 33 nel percorso casa-lavoro. Il settore con il maggior numero di vittime è quello delle Costruzioni, con 101 decessi, seguito da Trasporto e Magazzinaggio con 80 e Attività Manifatturiere con 73.
Alla fine di settembre le denunce complessive di infortunio hanno raggiunto quota 457.879, il 5% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Le attività manifatturiere concentrano il numero maggiore di segnalazioni, seguite da Sanità, Costruzioni, Commercio e Trasporto e Magazzinaggio. Le denunce dei lavoratori stranieri sono state 101.998, pari al 22,3% del totale.