Il prefetto di Livorno Giancarlo Dionisi prende le distanze dal progetto pilota Comprendersi per operare meglio, dedicato a lingua, cultura araba e sicurezza. L’iniziativa è rivolta agli operatori delle Forze dell’Ordine e punta a fornire strumenti linguistici elementari da utilizzare nel primo contatto con i cittadini, nelle situazioni di emergenza e nelle più comuni attività di servizio.
Il progetto è promosso dai sindacati delle Forze di Polizia Unarma, Usif, Silp Cgil, Silf e Uil Fp, in collaborazione con il Consiglio di Zona 1, la Comunità musulmana livornese e il city security manager del Comune di Livorno, Giampaolo Dotto.
La posizione della Prefettura
In una dichiarazione, Dionisi precisa che l’iniziativa non ha ricevuto alcun avallo dal Ministero dell’Interno né dalla Prefettura, che non sarebbe stata informata preventivamente. Il prefetto sottolinea inoltre che il coinvolgimento di alcune organizzazioni sindacali delle forze di polizia non può essere interpretato come un’adesione istituzionale delle amministrazioni di appartenenza.
Secondo Dionisi, anche la partecipazione del city security manager del Comune non attribuisce al progetto una legittimazione da parte delle autorità statali di pubblica sicurezza. Né il city security manager né l’amministrazione comunale, aggiunge, possono sostituirsi alle amministrazioni competenti nella formazione del personale.
Il prefetto afferma di rispettare le culture straniere, ma ribadisce che, a suo giudizio, l’integrazione in Italia deve passare dalla conoscenza della lingua italiana e dal rispetto delle leggi del Paese.
Gli immobili destinati al culto
Dionisi interviene anche sulla lettera dell’Unione delle comunità islamiche d’Italia relativa agli immobili utilizzati come luoghi di culto. Il prefetto conferma la disponibilità al dialogo, anche attraverso un tavolo con il Comune, per individuare possibili soluzioni condivise.
Il confronto, precisa, non sospende però gli accertamenti sulla regolarità e sulla sicurezza dei locali, richiesti dalla Prefettura già dai primi di settembre e per i quali si attende un riscontro puntuale. La lettera, secondo Dionisi, conferma che negli immobili si svolgono attività di preghiera e celebrazioni religiose. Per questo, conclude, occorre verificare la compatibilità dell’uso per il culto con la destinazione d’uso degli spazi.