Un 49enne residente a Gorlago è agli arresti domiciliari nell’ambito dell’operazione Hermes, una vasta indagine su una presunta frode carosello sull’Iva nel commercio di prodotti elettronici e informatici. L’inchiesta, coordinata dalle sedi di Milano e Palermo della Procura europea, ha coinvolto otto Paesi dell’Unione europea.
In Italia l’attività è stata condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Varese, con la collaborazione dei militari di Milano. Due persone domiciliate a Roma sono state portate in carcere, mentre altre tre risultano sottoposte all’obbligo di dimora nelle province di Salerno e Roma. Per otto indagati e tre imprese è stato disposto il sequestro preventivo, anche per equivalente, di circa 11 milioni di euro.
L’indagine tra Italia e altri sette Paesi
La parte italiana dell’inchiesta riguarda 93 società con sede o attività nelle province di Bergamo, Milano, Roma, Salerno, Como e Brescia. Secondo gli investigatori, nel periodo compreso tra il 2022 e il 2025 sarebbero state emesse fatture false per un valore complessivo superiore a 450 milioni di euro.
Le perquisizioni hanno interessato abitazioni, uffici e sedi societarie riconducibili, a vario titolo, alle persone e alle imprese coinvolte. Le operazioni sono state eseguite, oltre che in Italia, in Spagna, Malta, Portogallo, Francia, Austria, Paesi Bassi e Germania, con il coordinamento dell’ufficio centrale di Eppo, con sede in Lussemburgo. Nell’ambito degli accertamenti italiani sono stati sequestrati anche fondi depositati in banche svizzere.
Le verifiche sui conti correnti sono ancora in corso. Gli investigatori ritengono che il valore complessivo dei beni e delle disponibilità individuate possa raggiungere la somma fissata nel provvedimento cautelare, comprendendo denaro, immobili e orologi di lusso. Nel corso delle attività a Gorlago sarebbero stati trovati contanti e Rolex.
Il meccanismo delle società cartiere
Il 49enne, già gravato da precedenti specifici, è accusato anche di associazione per delinquere, oltre che di emissione e utilizzo di fatture false attraverso diverse società. Il meccanismo contestato si baserebbe sull’impiego di imprese prive di una reale struttura operativa, le cosiddette cartiere, utilizzate per acquistare merce da fornitori comunitari senza applicazione dell’Iva e rivenderla in Italia con l’imposta ordinaria.
La società interposta avrebbe poi ceduto i beni a un prezzo inferiore a quello di mercato senza versare all’Erario l’Iva indicata in fattura. Dopo un periodo di attività generalmente breve, l’impresa sarebbe stata fatta cessare e sostituita da un’altra società con caratteristiche analoghe, spesso intestata a prestanome.
Nel caso esaminato dagli inquirenti, il sistema avrebbe riguardato soprattutto airpods e hard disk, destinati anche a punti vendita appartenenti a grandi catene di distribuzione. Ulteriori passaggi tra società filtro avrebbero reso più difficile ricostruire il percorso dei beni e individuare i beneficiari finali, consentendo di mantenere prezzi artificialmente bassi e di generare crediti Iva indebiti.
Il danno contestato all’Unione europea deriverebbe dall’imposta indicata nelle fatture delle cartiere e incassata dai compratori, ma non versata all’Erario. Le somme, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero state invece redistribuite tra i partecipanti al sistema.