Il giornalista reatino Paolo Festuccia ha firmato sulle pagine de La Stampa un’inchiesta dedicata alla concessione di permessi e alle richieste di uscita dal carcere presentate da detenuti di elevato profilo criminale. Il lavoro riguarda anche esponenti della mafia sottoposti al regime di alta sicurezza e al 41 bis, riportando al centro dell’attenzione il rapporto tra benefici penitenziari, sicurezza pubblica e funzione rieducativa della pena.
I casi ricostruiti nell’inchiesta
La ricostruzione prende in esame vicende che coinvolgono nomi di primo piano della criminalità organizzata, tra cui Cristofaro Cannella e Mario Capizzi. Nel quadro delineato vengono citate anche le istanze avanzate da Filippo Graviano e Giuseppe Falsone. Sullo sfondo ci sono l’evoluzione della giurisprudenza e le valutazioni sulla condotta dei detenuti durante la reclusione, elementi che possono incidere sull’esame delle richieste e sull’eventuale concessione dei benefici previsti dall’ordinamento.
Il tema sollevato riguarda soprattutto i possibili effetti del ritorno di esponenti mafiosi nei territori di appartenenza. A richiamare l’attenzione sui rischi è il procuratore capo di Palermo, Maurizio De Lucia, secondo il quale la presenza dei boss fuori dal carcere potrebbe consentire di riallacciare rapporti, intervenire nei conflitti interni alle organizzazioni e influenzare le nuove generazioni di affiliati.
La reazione del Partito Democratico
Le conclusioni dell’inchiesta hanno provocato la presa di posizione dei rappresentanti del Partito Democratico nella Commissione Antimafia. I parlamentari dem hanno definito le notizie impressionanti e hanno chiesto al Governo di intervenire. Tra i firmatari figurano Walter Verini, Enza Rando, Debora Serracchiani, Giuseppe Provenzano, Valentina Ghio, Anthony Barbagallo, Franco Mirabelli e Valeria Valente.
Nel loro intervento, i parlamentari sottolineano la necessità di tutelare la sicurezza dei cittadini e di impedire che eventuali benefici penitenziari possano favorire la ripresa delle attività mafiose. La posizione richiama però anche il principio costituzionale della funzione rieducativa della pena e il rispetto dei diritti riconosciuti dall’ordinamento ai detenuti.
Il PD collega inoltre la questione alle difficoltà strutturali del sistema carcerario, dal sovraffollamento alla carenza di personale, attribuendo al Governo una parte delle responsabilità. La richiesta è che il ministro della Giustizia riferisca in Parlamento e che la Commissione Antimafia venga convocata per esaminare i casi, acquisire gli elementi necessari e consentire le valutazioni di competenza.