Viterbo (VT)

Caso Sharaf a Viterbo, chiesta l’assoluzione dei due agenti

Il pubblico ministero esclude elementi compatibili con percosse; gli imputati sostengono la propria versione in aula.

Il pubblico ministero ha chiesto l’assoluzione dei due agenti di polizia penitenziaria imputati nel procedimento relativo a Hassan Sharaf, detenuto egiziano di 21 anni morto il 29 luglio 2018 all’ospedale di Belcolle. Il giovane era stato ricoverato dopo aver tentato il suicidio nel carcere di Mammagialla, a Viterbo, una settimana prima.

Al centro del processo c’è un presunto schiaffo che sarebbe stato sferrato a Sharaf il 23 luglio, mentre il detenuto si trovava nella cella di isolamento. La richiesta di assoluzione è stata avanzata nel corso dell’udienza davanti al giudice Giovanna Camillo. Secondo il pm, l’intervento degli operatori fu energico, ma sarebbe stato finalizzato a tutelare la sicurezza degli agenti e dello stesso detenuto.

La ricostruzione dell’accusa

I due imputati, un 52enne originario della Campania e un 57enne della provincia di Viterbo, devono rispondere di abuso di mezzi di correzione, aggravato dall’abuso di potere. A sostegno della richiesta, il pubblico ministero ha richiamato gli elementi emersi dall’analisi dei filmati disponibili, dai quali non risulterebbero né il ceffone né un successivo urto della testa contro la parete.

Nel corso della discussione sono stati citati anche gli accertamenti sanitari. Secondo quanto riferito in aula, né la cartella clinica né l’autopsia avrebbero evidenziato ecchimosi al volto o al cranio compatibili con uno schiaffo. Per il pm, dunque, non sussisterebbero i presupposti per sollecitare una condanna nei confronti dei due poliziotti.

La versione dei due imputati

Gli agenti avevano già respinto gli addebiti in una precedente udienza, negando di aver colpito Sharaf. Uno dei due ha raccontato che il giovane, una volta trasferito in isolamento, aveva chiesto del tabacco. Gli sarebbe stato spiegato che avrebbe dovuto attendere. In quel contesto, l’agente ha riferito di essere intervenuto per sottrargli un frammento di plastica ritenuto potenzialmente pericoloso, utilizzando i guanti in dotazione.

Secondo la ricostruzione fornita dall’agente, Sharaf potrebbe essersi ritratto per lo spavento senza però urtare la testa contro la parete. La posizione dei due imputati resta ora al vaglio del giudice, chiamato a valutare i filmati, la documentazione sanitaria e le altre circostanze emerse nel procedimento.