Ad Ancona i numeri degli stranieri accolti dal Comune risultano al momento stabili e, secondo l’assessora alle politiche dell’integrazione Manuela Caucci, la disponibilità esistente è sufficiente a rispondere alle richieste. L’amministrazione gestisce due progetti Sai, il Sistema di accoglienza e integrazione finanziato dal ministero: uno rivolto ai nuclei familiari e alle persone maggiorenni, l’altro destinato ai minori stranieri non accompagnati.
I numeri dei progetti
Per i minori stranieri non accompagnati sono disponibili 50 posti, distribuiti in diversi comuni della regione ma riferiti al progetto del Comune di Ancona. Per gli adulti, invece, i posti sono 68, organizzati in tredici appartamenti presenti sul territorio comunale. Da gennaio a oggi sono stati accolti nove nuclei familiari; quattro percorsi si sono già conclusi, mentre cinque famiglie risultano ancora inserite nel progetto.
Le persone accolte provengono soprattutto da Camerun, Somalia, Costa d’Avorio, Pakistan e Perù. I progetti Sai riguardano cittadini arrivati in Italia destinati a diventare titolari dei permessi di soggiorno previsti dalla normativa. La gestione dei richiedenti asilo rappresenta invece un ambito distinto, seguito dalla Prefettura.
Lingua, casa e autonomia
Tra le difficoltà principali indicate dall’assessora c’è la lingua italiana. Gli uomini, lavorando, riescono generalmente a imparare più velocemente, mentre i bambini la apprendono soprattutto a scuola. Restano maggiori ostacoli per molte donne, nonostante l’attività delle associazioni che organizzano corsi di italiano. Caucci richiama anche le differenze culturali che possono rendere più complesso l’accesso ad alcuni servizi, compresi gli screening sanitari gratuiti.
Un altro problema riguarda la casa. Il Comune partecipa al cosiddetto tavolo povertà, che riunisce periodicamente le associazioni impegnate nell’integrazione, e sta lavorando all’istituzione di un tavolo dedicato all’abitare. La questione, viene sottolineato, non riguarda soltanto le persone immigrate, ma rappresenta una difficoltà più ampia per la popolazione.
Per i minori stranieri non accompagnati a carico del Comune, il percorso varia in base all’età. Dai 14 anni frequentano la scuola e seguono innanzitutto corsi di italiano; vengono inoltre avvicinati ad attività lavorative e artigianali e accompagnati nella conoscenza del territorio. Dai 16 anni l’orientamento punta soprattutto a corsi di specializzazione che possano offrire una prospettiva professionale.
Il passaggio alla maggiore età resta però un momento critico. Secondo Caucci, proprio quando si riesce a costruire un progetto di vita per questi ragazzi, in prevalenza maschi, il raggiungimento dei 18 anni può interrompere la possibilità di seguirli con la stessa continuità.