Quattro infermieri sono stati aggrediti all’interno del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell’ospedale Santo Stefano. L’episodio, avvenuto il giorno precedente alla pubblicazione della notizia, riaccende l’attenzione sulle condizioni di lavoro nel reparto e su una serie di aggressioni che, secondo il NurSind, si ripeterebbero con continuità.
Il segretario territoriale del sindacato, Roberto Cesario, ha scritto al prefetto e all’Asl chiedendo un intervento urgente. Tra le richieste indicate nella lettera c’è un rafforzamento stabile degli organici: cinque operatori al mattino, cinque al pomeriggio e quattro di notte. Il NurSind sollecita inoltre la presenza di due guardie giurate fisse per l’intero arco della giornata, misura che attualmente non sarebbe garantita.
La convivenza tra pazienti
Secondo l’organizzazione sindacale, a rendere particolarmente complessa la gestione del reparto è la presenza contemporanea di pazienti con disturbi psichiatrici e di persone provenienti dal circuito penitenziario. Questi ultimi, sostiene il NurSind, avrebbero dovuto essere accolti nelle Rems, le Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza. La convivenza tra persone con condizioni cliniche e livelli di pericolosità differenti può alimentare tensioni e liti, coinvolgendo anche gli operatori sanitari presenti.
Il sindacato segnala inoltre che le aggressioni avrebbero prodotto infortuni e ulteriori assenze, aggravando una carenza di personale già esistente. Per sostituire gli infermieri dell’Spdc assenti vengono impiegati anche operatori del Centro di salute mentale. Una soluzione che, secondo il NurSind, finisce per indebolire i servizi territoriali, sottraendo risorse alle attività del Csm e aumentando l’esposizione al rischio per gli operatori impegnati fuori dall’ospedale.
Le richieste alle istituzioni
Cesario sottolinea che l’Spdc è un reparto ad alta intensità di cura sanitaria e non un ambiente penitenziario o destinato alla massima sicurezza. In una dichiarazione riportata dal sindacato descrive un contesto caratterizzato da minacce, aggressioni verbali e dal timore di nuovi episodi di violenza, con conseguenze sul piano dello stress psicofisico e sulla capacità di garantire le attività assistenziali.
Nella comunicazione inviata a prefetto e Asl, il NurSind chiede una revisione straordinaria del Documento di valutazione dei rischi e l’apertura di un tavolo specifico sul rischio di aggressioni all’interno dell’Spdc. Il sindacato propone anche un confronto con la Prefettura e con gli organi giudiziari sulla collocazione delle persone che, a suo giudizio, dovrebbero essere trasferite nelle Rems.
L’obiettivo indicato dall’organizzazione è duplice: garantire condizioni di lavoro più sicure per infermieri e operatori sociosanitari e consentire ai pazienti di ricevere le cure in un ambiente ordinato e protetto. La richiesta rivolta alle istituzioni è quindi di intervenire sia sull’organico sia sull’organizzazione della sicurezza del reparto.