Un sacrestano di Bonate Sotto, 65 anni, ha raccontato in aula di aver consegnato complessivamente 45 mila euro a un uomo conosciuto con il nome di Santino, dopo avergli affidato alcuni oggetti sacri da lucidare. L’uomo, secondo la ricostruzione dell’accusa, è Andrea Hudorovich, 55 anni, residente a Osio Sopra e imputato per stalking.
Il primo contatto risale al settembre 2022. Santino si sarebbe presentato sostenendo di voler lucidare gratuitamente, per un voto fatto dalla nonna, un calice della chiesa. Il sacrestano gli consegnò un calice e una patena, che furono riconsegnati dopo la pulizia. In seguito, l’uomo sarebbe tornato chiedendo altri oggetti e denaro: 15 mila euro in contanti, seguiti da 30 mila euro versati attraverso due bonifici.
La deposizione in aula
Il sacrestano ha spiegato di non aver parlato subito con il parroco o con i familiari per vergogna e paura. A insospettirsi fu la banca, che contattò il fratello. Solo allora il 65enne raccontò quanto accaduto. Agli inquirenti riferì di aver ricevuto richieste insistenti e brusche, di aver avuto timore a dire di no e di temere che gli oggetti non gli venissero restituiti.
Nel corso della deposizione ha detto che Santino si fece vivo sei o sette volte, anche presentandosi in chiesa. In una denuncia e in due successive integrazioni lo descrisse come minaccioso e arrogante, riferendo che gli avrebbe chiesto di non parlare con nessuno. Una volta, dopo aver bloccato il numero di telefono dell’uomo, il sacrestano disse che il cellulare si era rotto. In un’altra occasione lo avrebbe incontrato alle spalle, vicino a un’edicola.
La difesa, rappresentata dall’avvocata Roberta Zucchinali, sostiene invece che gli oggetti furono effettivamente ripuliti e che il denaro venne richiesto come compenso per il lavoro svolto. Secondo questa impostazione, Hudorovich avrebbe anche indicato su un foglio, firmato dal sacrestano, i costi dei materiali utilizzati per lucidare calici, busti di santi, un turibolo, ciotole e un secchiello. L’imputato, inoltre, si sarebbe offerto di sistemare gratuitamente alcune opere d’arte.
Il riconoscimento dell’imputato
Durante l’udienza, il pubblico ministero ha mostrato al testimone l’album fotografico già sottoposto dai carabinieri. In un primo momento il sacrestano ha detto di non riconoscere l’uomo seduto al primo banco, ma ha poi indicato con sicurezza la fotografia numero 7, corrispondente all’imputato. Altrettanto netto è stato quando gli è stato chiesto se intendesse ritirare la querela: «No, non ritiro la querela».
Il testimone ha ammesso di aver capito solo in seguito di aver sbagliato e ha definito esagerata la somma versata, considerando che gli oggetti non erano di particolare valore. Dopo la vicenda, ha lasciato il ruolo di volontario in chiesa per occuparsi della madre e ha affidato alla sorella la gestione del proprio patrimonio. Il parroco, ha riferito, lo avrebbe rassicurato dicendogli che gli oggetti non erano di grande valore.
Andrea Hudorovich renderà la propria versione dei fatti nella prossima udienza, fissata per il 5 marzo 2027. Il processo dovrà stabilire se le richieste di denaro e le successive presenze dell’imputato abbiano provocato nel sacrestano uno stato di paura e ansia riconducibile al reato contestato.