Emilia-Romagna

Polemiche a Santarcangelo per i dépliant con donne nude

La società difende l’ironia del progetto; Alice Parma e amministrazione regionale parlano di stereotipi e dignità.

La vicenda dell’azienda LaSelvaggia, con sede a Santarcangelo, continua a suscitare reazioni dopo l’espulsione dalla fiera Conxemar di Vigo, in Spagna. Il provvedimento era seguito alla diffusione di dépliant promozionali con immagini di donne nude utilizzate per reclamizzare i prodotti dell’impresa.

La difesa dell’azienda

A intervenire sulle contestazioni è stata Giulia Barbato, responsabile marketing di LaSelvaggia. L’azienda ha espresso rammarico per le conseguenze della comunicazione e per il disagio eventualmente arrecato all’organizzazione della manifestazione, alle istituzioni e alle altre imprese presenti. La società ha precisato che la campagna non era stata ideata per Conxemar né con l’intenzione di provocare la fiera o il contesto istituzionale.

Secondo Barbato, il materiale è il risultato di un progetto sviluppato dal team marketing, composto interamente da donne, con un linguaggio definito volutamente ironico e provocatorio. LaSelvaggia respinge inoltre l’idea che la rappresentazione del corpo femminile debba essere considerata automaticamente un’oggettificazione. Al centro della posizione dell’impresa ci sono la possibilità di scelta, la consapevolezza delle persone coinvolte e le modalità con cui il lavoro è stato realizzato.

L’azienda sostiene che le modelle siano professioniste regolarmente retribuite, che abbiano aderito volontariamente all’iniziativa e che fossero consapevoli dell’uso della propria immagine. La responsabile marketing ha aggiunto che il progetto nasce dalla convinzione del gruppo di lavoro nella libertà di espressione, nell’autonomia professionale e nel diritto di ciascuna persona di decidere come presentarsi e raccontarsi.

Le critiche dalla politica

La presa di posizione non ha fermato le contestazioni. Tra gli interventi più recenti c’è quello di Alice Parma, consigliera regionale ed ex sindaca di Santarcangelo, secondo cui un’impresa non dovrebbe essere messa alla gogna, ma non si può continuare a considerare il corpo delle donne come un richiamo commerciale valido per vendere qualsiasi prodotto.

Parma ha chiarito di non voler criminalizzare l’azienda né negare il valore della libertà imprenditoriale. Ha però sottolineato che la libertà comporta responsabilità e che la comunicazione commerciale non è mai del tutto neutrale. A suo giudizio, quando il corpo femminile viene utilizzato per attirare l’attenzione, separandolo dal prodotto e riducendolo a oggetto, si alimenta una rappresentazione nella quale le donne vengono considerate prima di tutto qualcosa da guardare, anziché persone, competenze e professionalità.

Anche la Regione ha preso le distanze dai materiali. In una nota, l’amministrazione regionale ha dichiarato di non essere stata informata dei contenuti predisposti e diffusi dall’azienda, definendoli una rappresentazione sessista e degradante della figura femminile, impiegata come richiamo commerciale. Per la Regione, si tratta di contenuti inaccettabili e in contrasto con le politiche dedicate alla parità di genere, al rispetto e alla valorizzazione della dignità della persona.

LaSelvaggia ha riconosciuto di essere stata consapevole del carattere provocatorio della comunicazione, ma ha spiegato di non aver previsto una reazione di questa portata. L’azienda ha infine auspicato che il caso possa favorire una riflessione sul rapporto tra comunicazione, rappresentazione femminile e libertà individuale, mentre le istituzioni e la rappresentante politica chiedono di mettere in discussione gli stereotipi presenti nella pubblicità.