Lonnie Thompson, glaciologo statunitense e docente alla Ohio State University, è morto il 2 novembre all’età di 78 anni nella sua abitazione di Columbus, in Ohio. La scomparsa è avvenuta dopo una breve malattia. Per oltre mezzo secolo Thompson ha studiato i ghiacciai di alcune delle aree montuose più difficili da raggiungere, utilizzando il ghiaccio come archivio naturale delle trasformazioni dell’atmosfera terrestre.
La sua attività di ricerca lo ha portato dalle Ande all’Himalaya, passando per l’Africa e l’Asia centrale. Insieme alla moglie Ellen Mosley-Thompson, anch’essa studiosa del clima, ha contribuito a sviluppare l’interesse scientifico per i ghiacciai tropicali e subtropicali, a lungo meno esplorati rispetto alle grandi distese polari. Le spedizioni organizzate in territori impervi hanno permesso di recuperare campioni utili a ricostruire l’evoluzione del clima in epoche lontane.
La lettura del clima nelle carote
Le carote estratte dai ghiacciai conservano, strato dopo strato, tracce di polveri, ceneri vulcaniche, sostanze chimiche e bolle d’aria. Il loro esame consente agli scienziati di ricostruire le condizioni dell’atmosfera, le variazioni delle temperature e l’andamento delle precipitazioni nel corso dei secoli. Il confronto tra questi dati e le trasformazioni contemporanee ha reso più leggibili i cambiamenti in atto nel sistema climatico terrestre.
Tra i principali luoghi delle ricerche di Thompson ci fu il Quelccaya, sulle Ande peruviane. A partire dal 1974, il glaciologo documentò il progressivo ritiro di quello che il testo indica come il più grande ghiacciaio tropicale del mondo. Le osservazioni condotte sul campo contribuirono a costruire una serie di dati sulle modificazioni di un’ambiente particolarmente sensibile alle variazioni del clima.
Un’altra tappa significativa fu il Kilimangiaro, dove nel 2000 Thompson recuperò sei carote di ghiaccio. I campioni consentirono di ricostruire circa 11.700 anni di storia climatica dell’Africa equatoriale, offrendo informazioni sulle condizioni ambientali succedutesi nella regione.
Premi e divulgazione
Il contributo del ricercatore è stato riconosciuto anche fuori dall’ambito accademico. Nel 2007 ricevette la National Medal of Science, una delle più importanti onorificenze statunitensi nel campo della ricerca. L’anno successivo la rivista Time lo inserì tra gli Heroes of the Environment, in relazione al suo impegno nello studio del cambiamento climatico.
La sua esperienza sul campo e il rapporto scientifico con la moglie sono stati raccontati nel documentario Canary, dedicato alla sua vita e alle spedizioni. L’eredità di Thompson rimane nei dati raccolti durante decenni di lavoro e nelle migliaia di campioni che hanno contribuito a rendere visibili le trasformazioni della storia climatica del pianeta.