Ferrara (FE)

A Ferrara l’educazione di strada contro la logica del contro

L’esperienza della Corrierastra mostra quanto contino ascolto, fiducia e coinvolgimento nelle politiche per i giovani

L’annuncio dell’avvio a Ferrara di un Nucleo Anti Maranza ha riportato alla memoria la CorrieraSTRAvagante, un’esperienza di educazione di strada nata circa trent’anni fa. In quegli anni, interventi simili si svilupparono in diverse città italiane con l’obiettivo di incontrare gli adolescenti nei luoghi da loro frequentati, senza limitarsi a intervenire quando i problemi erano già esplosi.

La Corrierastra era gestita dagli operatori di Area Giovani, servizio del Comune di Ferrara rivolto agli adolescenti e, per un periodo, coordinato dal Servizio per le Tossicodipendenze dell’Asl con finalità preventive. Gli educatori si spostavano nei quartieri per raggiungere i gruppi informali: ragazzi che saltavano la scuola, giovani che disturbavano gli anziani nel centro cittadino con gli skateboard o che occupavano gli spazi delle periferie con la loro irrequietezza.

Incontrare prima di giudicare

Il metodo si fondava su azioni semplici: incontrare, ascoltare e comprendere. L’ascolto avveniva senza pregiudizi, ma con una chiara intenzionalità educativa. L’obiettivo era avvicinare le istituzioni agli adolescenti, spesso vissute come estranee o ostili, trasformandole in interlocutori affidabili per costruire progetti condivisi, dalle feste di quartiere agli interventi più strutturati.

Quando un gruppo di ragazzi iniziò a raccontare il proprio territorio con una telecamera, il risultato non fu soltanto un video. I giovani con lo skate che occupavano il centro e altre piazze contribuirono alla progettazione di uno Skatepark e alla sua cura. Il valore principale, in casi come questo, non stava soltanto nell’opera realizzata, ma nel processo: permettere proprio a quei ragazzi di leggere il territorio favorì interesse, rispetto e senso di appartenenza. Anche lo sguardo degli adulti e degli anziani nei loro confronti poteva cambiare.

Un paradigma da aggiornare, non da rovesciare

Richiamando il pensiero del filosofo antifascista Aldo Capitini, l’esperienza sottolinea come la democrazia e la partecipazione si imparino praticandole. Il contesto di oggi è diverso da quello degli anni Novanta: esistono i social network, sono cambiate le condizioni economiche e sociali e i gruppi di adolescenti si convocano spesso online. Per questo anche gli interventi educativi dovrebbero essere aggiornati, includendo una presenza nei luoghi virtuali, senza confonderla con il controllo, che resta compito delle forze di polizia.

Secondo questa lettura, però, non dovrebbe cambiare il paradigma di fondo. Un’azione educativa non può nascere contro gli adolescenti, perché la contrapposizione rischia di produrre obbedienza soltanto quando prevalgono i rapporti di forza, lasciando spazio alla ribellione o alla furbizia appena gli adulti si allontanano. Genitori, insegnanti, educatori, operatori sociali e giudici minorili sono chiamati a rappresentare un esempio possibile e un modo responsabile di stare nel mondo.

Andare verso i ragazzi non significa accettare ogni comportamento o rinunciare alle regole. Significa riconoscere che stanno crescendo, che possiedono competenze e che possono svilupparne altre, offrendo loro una presenza adulta affidabile. In questo incontro sincero, sostiene l’autrice, qualcuno potrebbe interrompere per un momento la propria ricerca di visibilità, alzare gli occhi e rimettere il cellulare nello zaino.