Il Centro Franco Basaglia di Arezzo interviene nel dibattito sul futuro dell’immobile di via Fabio Filzi, dopo l’abbandono dell’ipotesi di destinarlo a sede della Polizia locale. Tra le possibilità emerse c’è anche quella di realizzare una Rsa, soluzione che il Centro non condivide e alla quale contrappone un progetto di abitare sociale.
La proposta per l’immobile
L’idea è utilizzare la struttura per realizzare appartamenti destinati ad anziani fragili, famiglie in difficoltà, giovani coppie e studenti. Gli alloggi, secondo la proposta, dovrebbero essere affiancati da aree verdi, sale comuni e servizi di vicinato, con l’obiettivo di favorire la socialità, l’integrazione tra generazioni e il senso di appartenenza alla comunità.
Per il Centro Basaglia, una soluzione di questo tipo potrebbe offrire una risposta a persone che vivono condizioni di vulnerabilità sociale ed economica e che, in assenza di strumenti adeguati e reti di supporto, rischiano l’esclusione e l’emarginazione. Il progetto punta quindi a combinare la disponibilità di abitazioni accessibili con spazi condivisi e occasioni di relazione.
Il confronto con istituzioni e cittadini
Nel motivare la propria posizione, il Centro sottolinea che evitare a una persona anziana il ricovero in una Rsa può consentirle di restare legata alla propria storia e al proprio percorso di vita. Allo stesso modo, un affitto sostenibile potrebbe ridurre il peso economico sulle famiglie, mentre un’abitazione adeguata permetterebbe agli studenti di proseguire il proprio percorso senza dover abbandonare gli studi.
La proposta è rivolta alla proprietà dell’immobile, al sindaco e alla collettività, con la richiesta di aprire un confronto sulla destinazione dell’area. Nel testo viene richiamata anche la zona di via Crispi. Il Centro chiede in ogni caso che lo stabile, oggi in condizioni di degrado, venga recuperato e restituito a un uso capace di riportare vita negli spazi.
Secondo il Centro Franco Basaglia, esperienze di social housing sono già state realizzate in diverse realtà della Toscana e in alcuni Comuni della provincia di Arezzo. L’obiettivo indicato è affrontare le situazioni di solitudine, contribuire alla riqualificazione del quartiere e costruire una città più inclusiva, senza lasciare indietro le persone in condizioni di maggiore fragilità.