Torino è il capoluogo metropolitano italiano con la percentuale più alta di superficie artificializzata. Secondo il rapporto 2026 dell’Ispra, Consumo di suolo, ecosistemi urbani e stato del territorio, il 66,87% dell’area comunale risulta coperto da infrastrutture, edifici o altre opere permanenti. Seguono Napoli, con il 63,84%, e Milano, con il 59,28%.
Nel complesso, le superfici interessate dall’urbanizzazione raggiungono 8.488 ettari, un’estensione paragonabile a circa 12 mila campi da calcio. Il dato riflette una trasformazione iniziata soprattutto nei decenni della città-fabbrica, quando la crescita urbana e industriale ha modificato in profondità il territorio. Nell’ultimo periodo il ritmo si è ridotto, ma la quota complessiva di aree già artificializzate resta molto elevata.
Spazi ridotti per nuove edificazioni
Tra il 2024 e il 2025 il nuovo consumo di suolo ha riguardato 8,1 ettari, pari a circa lo 0,06% della superficie comunale, che misura all’incirca 13 mila ettari. La frenata non indica però una disponibilità di spazi ancora ampia: in una città già fortemente urbanizzata, le aree libere per nuovi interventi sono ridotte al minimo.
Per il futuro, il riferimento sarà il nuovo Piano regolatore generale, che punta a una crescita urbana senza ulteriore consumo di suolo. Per il solo Comune di Torino, l’Ispra ha individuato 2.631 ettari potenzialmente destinabili all’incremento della copertura arborea. Il 40% di queste aree è prevalentemente pubblico, mentre il 46% si trova all’interno del perimetro urbano.
Il rafforzamento della vegetazione potrebbe contribuire a invertire la riduzione del patrimonio naturale. Torino dispone di 8,3 milioni di metri quadrati di verde pubblico e di uno stock complessivo di 4.154 ettari, ma rispetto al 2016 ha perso 39 ettari di superfici vegetate, dei quali 5,9 nel 2025.
Il quadro della Città metropolitana
Allargando l’analisi alla provincia, la Città metropolitana di Torino risulta seconda in Italia per estensione assoluta di suolo consumato, dietro Roma, con 58.946 ettari, equivalenti a 589,46 milioni di metri quadrati. La percentuale di territorio artificializzato è dell’8,63%, il secondo valore più alto del Piemonte dopo Novara, che raggiunge l’11,28%.
Nel territorio metropolitano, i 179 ettari di nuova antropizzazione rappresentano il 21% degli 854 ettari registrati complessivamente in Piemonte. È il quinto dato più alto in Italia e il secondo nel Nord dopo quello della Lombardia. La principale causa delle trasformazioni è legata a cantieri e lavorazioni, mentre la costruzione di nuovi edifici si colloca al terzo posto.
Un capitolo specifico riguarda il fotovoltaico, che rappresenta il 18,84% del nuovo consumo provinciale, con 33,72 ettari. Il tema si intreccia con l’iter del nuovo Piano regolatore, arrivato al passaggio della conferenza di copianificazione in Regione, al Grattacielo Piemonte, dopo anni di lavoro, mesi di discussioni e 875 osservazioni presentate da cittadini, associazioni, imprese e professionisti.
La legge Cresci Piemonte ha fissato in 60 giorni il termine per il parere regionale. Successivamente il Consiglio comunale dovrà esaminare le osservazioni e votare il progetto definitivo. L’amministrazione punta a concludere il procedimento entro la fine dell’anno. Restano aperti i nodi relativi all’edilizia sociale, alla perequazione e alle bonifiche, mentre i costruttori segnalano il rischio che i nuovi obblighi aumentino i costi degli interventi di trasformazione urbana.