Sotto i boschi che circondano il Lago di Como non si trovano soltanto porcini e finferli. Il territorio lariano presenta condizioni potenzialmente favorevoli anche alla crescita di diverse specie di tartufo, compreso il pregiato Tuber melanosporum, noto come tartufo nero pregiato. Individuare una zona vocata, però, non significa avere la certezza della presenza di una tartufaia.
La Regione Lombardia chiarisce infatti che la Carta delle vocazioni tartufigene individua aree potenzialmente adatte e non le singole zone di raccolta. Per restringere il campo occorre incrociare geologia, vegetazione, disponibilità d’acqua e caratteristiche del terreno. Sul Lario opera inoltre l’Associazione Tartufai Lariani, nata nel 2011 con l’obiettivo di tutelare e valorizzare il territorio tartufigeno del bacino.
Calcare e boschi aperti
Il primo elemento da osservare è il substrato. I tartufi prediligono in generale i terreni calcarei e nel Triangolo Lariano sono presenti formazioni come il Calcare di Moltrasio e la Dolomia Principale. Le aree più interessanti possono trovarsi sui versanti prealpini, nelle zone collinari e montane, ai margini dei boschi, nei vecchi terrazzamenti e nei terreni capaci di drenare l’acqua senza diventare completamente aridi durante l’estate.
Non è necessariamente il bosco più fitto a offrire le condizioni migliori. Gli studi regionali indicano spesso una maggiore vocazione nei boschi relativamente aperti e destrutturati, dove la luce raggiunge il suolo. L’abbandono dei terrazzamenti e il conseguente infittimento della vegetazione possono invece ridurre la produzione. Anche il bilancio idrico è decisivo: l’acqua stagnante è sfavorevole, così come la siccità prolungata.
Secondo i Tartufai Lariani, tra le piante più importanti per il territorio lariano figurano carpino nero, carpino bianco, roverella e nocciolo. Gli studi utilizzati dalla Regione includono inoltre querce caducifoglie, leccio, faggio, betulla, pioppi, pini e altre specie arbustive. Il tartufo, tuttavia, non dipende da un singolo albero: contano insieme vegetazione, clima, calcio, sostanza organica e capacità di drenaggio del terreno.
Le specie e le regole di raccolta
Nel bacino del Lario sono state censite sette specie commestibili: scorzone, uncinato, nero pregiato, nero invernale e la varietà moscatum, nero di Bagnoli e bianchetto. Il nero pregiato richiede condizioni calcaree, ben drenate e generalmente più calde; l’uncinato è invece associato ad ambienti più freschi e prealpini. Sul tartufo bianco occorre prudenza: il calendario regionale consente la raccolta del Tuber magnatum anche in provincia di Como, ma questo non dimostra la presenza di tartufaie produttive sul Lario.
La conferma della presenza del fungo arriva dal cane addestrato. In Lombardia sono necessari il tesserino di idoneità e animali appositamente formati, fino a un massimo di due. Lo scavo può iniziare soltanto nel punto segnalato dal cane, usando un vanghetto o una zappetta larga non più di 4,5 centimetri; la buca deve poi essere richiusa e non si possono raccogliere esemplari immaturi. Il limite giornaliero è di un chilogrammo per persona, salvo il caso di un singolo tartufo più pesante.
Per la stagione 2026-2027, in provincia di Como, i periodi variano a seconda della specie: lo scorzone è raccoglibile dal 1° giugno al 30 novembre, l’uncinato dal 1° ottobre al 31 gennaio, il nero pregiato dal 1° dicembre al 15 marzo e il bianchetto dal 15 gennaio al 30 aprile. Il 7 ottobre la commissione Agricoltura del Consiglio regionale ha inoltre approvato a maggioranza il progetto di legge Lombardia terra di funghi e tartufi, che prevede, tra l’altro, un osservatorio regionale e nuove misure di monitoraggio. Il testo deve ancora completare l’iter e non modifica per ora le regole in vigore.