Massa (MS)

A Massa il geologo boccia il ripascimento con sabbie del porto

Pietro Manfredi contesta il materiale proveniente dallo scalo apuano e propone prelievi a settentrione della struttura

Il progetto di utilizzare per il ripascimento della costa apuoversiliese la sabbia dragata dal porto di Marina di Carrara continua a suscitare perplessità. L’intervento, ipotizzato per il 2027, è pensato per contrastare l’erosione del litorale e, allo stesso tempo, per gestire i sedimenti rimossi dai fondali dello scalo. Ambientalisti e operatori balneari lo considerano però poco efficace e potenzialmente dannoso per l’ambiente e per il turismo.

Le contestazioni sui sedimenti

Tra le voci contrarie c’è quella del geologo Pietro Manfredi, intervenuto alla vigilia del consiglio comunale di Massa dedicato al problema dell’erosione. Secondo Manfredi, le spiagge della città non dovrebbero diventare il punto di conferimento dei materiali provenienti dal bacino portuale. Il professionista sostiene che l’operazione permetterebbe all’Autorità portuale di ridurre i costi legati al trattamento e al lavaggio dei fanghi, necessari per garantire la navigabilità del porto.

Manfredi contesta anche la scelta di presentare il riutilizzo dei sedimenti come un esempio di economia circolare. A suo giudizio, l’intervento unirebbe infatti due esigenze diverse: il dragaggio dello scalo e il contrasto all’arretramento della linea di costa. Il geologo richiama inoltre la modifica delle tabelle regionali sui valori di fondo naturale, che avrebbe innalzato le soglie di tolleranza per cromo e nichel rispetto ai limiti nazionali più cautelativi.

La distinzione, spiega Manfredi, riguarda l’origine dei metalli presenti nei sedimenti. Quelli di natura geogenica, associati alla sabbia trasportata dal fiume Magra, sarebbero stabilmente inglobati nella roccia. Diversa sarebbe invece la situazione dei materiali di origine industriale presenti nel bacino interno del porto e alla foce del Lavello, aree che secondo il geologo avrebbero raccolto nel tempo l’eredità delle attività industriali del Sito di interesse nazionale di Massa-Carrara. In questo caso, cromo e nichel vengono descritti come potenzialmente solubili, tossici e biodisponibili.

La proposta alternativa

Per il professionista esisterebbe una soluzione diversa, individuata nella sabbia accumulata a nord del porto, verso Marinella e il Magra. Si tratterebbe, secondo la sua ricostruzione, di materiale con caratteristiche granulometriche compatibili con quello delle spiagge massesi e non entrato in contatto con il bacino portuale né con gli scarichi collegati al Sin. Il suo trasferimento verso sud consentirebbe, a suo giudizio, di superare la barriera artificiale rappresentata dal porto seguendo il naturale movimento dei sedimenti.

Manfredi chiede quindi alle istituzioni di bloccare qualsiasi sversamento di sabbie provenienti dalle aree interne dello scalo sulle spiagge di Massa. Tra le richieste figura anche l’esecuzione da parte di Arpat di test di cessione dinamica e di analisi sulla speciazione chimica, per verificare l’origine e la solubilità di cromo e nichel presenti nei fondali. L’ultima proposta è di autorizzare, per il ripascimento, il prelievo esclusivo della sabbia accumulata a nord del porto. Il confronto sul tema è atteso nel consiglio comunale di Massa.