Il cantiere di via Baldinucci 46, nella zona Dergano di Milano, è stato occupato dalle Famiglie Sospese, il comitato che riunisce persone che hanno investito nell’acquisto di abitazioni ancora da completare. L’iniziativa è cominciata sabato 7 novembre con l’installazione di alcune tende all’esterno dell’area interessata dai lavori.
Il comitato chiede al Comune il rilascio di almeno un titolo edilizio per consentire la ripresa di uno dei progetti rimasti bloccati dopo le indagini della Procura sull’urbanistica milanese. Filippo Maria Borsellino, portavoce delle Famiglie Sospese, ha spiegato che dal primo sequestro di un cantiere, avvenuto il 19 luglio 2024, sono trascorsi 841 giorni e che sono passati 305 giorni da quando il sindaco Beppe Sala aveva parlato di una possibile soluzione.
La protesta e la richiesta al Comune
Secondo il comitato, da allora non sarebbe stato rilasciato alcun titolo edilizio, mentre le famiglie continuano a sostenere i costi legati agli acquisti e alle attese. La richiesta riguarda almeno uno dei procedimenti che l’amministrazione comunale aveva indicato come più vicini alla conclusione. Tra i cantieri citati figurano Le Altane di Lambrate, Cohabitat Udine, Le Residenze di via Crespi 28, Frigia 7, La Goccia, LAC, Ornato 78, Papiniano 48, Petitti 15, Le Residenze di via G. Ripamonti 248, Savona 105, Scalo House e Taggia.
Dal giorno successivo all’occupazione, domenica 8 novembre, le Famiglie Sospese hanno annunciato una veglia notturna dalle 22 alle 2, aperta alla cittadinanza, da ripetere fino al rilascio di un titolo edilizio. Borsellino ha sostenuto che le famiglie non possano essere lasciate in attesa dei tempi della giustizia e della burocrazia comunale, affermando che a livello istituzionale non ci sarebbero più alibi.
Un primo striscione è stato affisso nella mattinata del 7 novembre in via Giuseppe Candiani 47, sull’altra facciata del cantiere. La scritta, Le famiglie occupano casa loro, richiama il fatto che gli alloggi avrebbero dovuto essere già completati e abitati. Il comitato ha inoltre ricordato una dichiarazione resa da Sala il 6 gennaio, a margine della Befana del clochard, quando il sindaco aveva detto che l’amministrazione stava lavorando per trovare una soluzione.
L’inchiesta sull’urbanistica
La vicenda si inserisce nella maxi inchiesta sui presunti abusi edilizi a Milano. Al centro del procedimento c’è, tra gli altri aspetti, l’utilizzo della Scia, l’autocertificazione che consente di avviare determinati lavori, per interventi che secondo la Procura avrebbero invece richiesto un permesso di costruire.
L’accusa sostiene che in diversi casi la demolizione di vecchi edifici e la successiva realizzazione di palazzine residenziali siano state presentate come ristrutturazioni, nonostante la creazione di volumi più ampi. Nelle sentenze citate dal comitato, tuttavia, ai costruttori sarebbe stata riconosciuta la buona fede, in quanto avrebbero seguito una prassi utilizzata almeno dal 2023.
Le Famiglie Sospese affermano che otto sentenze su otto abbiano dato torto alla Procura e contestano il protrarsi dei ricorsi. Secondo il comitato, a subire le conseguenze del blocco sarebbero soprattutto gli acquirenti, mentre lo stallo dei cantieri contribuirebbe anche all’aumento dei prezzi di vendita e dei canoni di affitto in città.