Emilia-Romagna

Carcere di Parma, 810 detenuti e sovraffollamento al 37%

Veronica Valenti segnala condizioni difficili per reclusi, operatori, Comuni, Regione

Anche il carcere di via Burla a Parma è coinvolto nell’emergenza sovraffollamento che interessa gli istituti penitenziari dell’Emilia-Romagna. Le presenze nella struttura parmigiana sono arrivate a 810 detenuti, un dato che secondo la garante Veronica Valenti evidenzia condizioni sempre più difficili sia per le persone private della libertà sia per il personale impegnato ogni giorno all’interno dell’istituto.

Il problema riguarda l’intero sistema regionale. Nelle dieci strutture penitenziarie dell’Emilia-Romagna sono presenti oltre 4.100 persone, con 1.133 detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare. Il tasso medio di sovraffollamento ha raggiunto il 37%, nonostante gli interventi realizzati negli ultimi anni per aumentare la disponibilità di posti.

Ampliamenti insufficienti

Dal 2013, nell’ambito delle misure per rafforzare la capacità ricettiva degli istituti, sono stati costruiti nuovi padiglioni anche nel carcere parmigiano. Gli interventi hanno contribuito ai 550 posti aggiuntivi messi a disposizione complessivamente in regione, ma l’incremento delle presenze ha reso insufficiente l’ampliamento.

La situazione di via Burla, ha spiegato Valenti in un’intervista a Radio Bruno, comporta una sofferenza crescente per chi è detenuto e un’insofferenza sempre più evidente tra le persone che lavorano nella struttura. Secondo la garante, il quadro non appare destinato a migliorare nel prossimo futuro senza nuove risorse e un cambio di passo nella gestione dell’emergenza.

Il ruolo degli enti locali

Valenti ha richiamato anche la responsabilità delle istituzioni territoriali. Comuni e Regione, ha sottolineato, sono chiamati a sperimentare iniziative diverse per tutelare la dignità delle persone ristrette e affrontare le criticità che il sovraffollamento produce nella vita quotidiana degli istituti.

L’obiettivo indicato dalla garante è superare una gestione limitata all’emergenza, attraverso interventi capaci di migliorare le condizioni di vita all’interno del carcere e sostenere percorsi di dignità e reinserimento. Per raggiungerlo, sarà necessario il coinvolgimento dell’intera comunità istituzionale, a partire dagli enti più vicini al territorio.