Il mercato dei surgelati in Italia ha raggiunto nel 2025 un valore di 6,1 miliardi di euro, con consumi superiori al milione di tonnellate. Secondo i dati diffusi da Salute.it, nell’arco dell’anno sono state consumate 1.040.596 tonnellate, pari a 17,7 chilogrammi per abitante e in aumento dell’1% rispetto all’anno precedente.
La crescita sarebbe proseguita anche nel primo semestre 2026: nel canale retail i volumi acquistati hanno registrato un incremento del 3,4%. Tra le categorie più presenti nelle scelte delle famiglie figurano le verdure surgelate, con circa 207 mila tonnellate, e il pesce, arrivato a 104 mila tonnellate con una crescita del 3,5%. In aumento anche i prodotti senza glutine, che hanno segnato un +4,2%.
Conservazione e valori nutrizionali
Il rapporto tra alimenti surgelati e salute dipende innanzitutto dalle modalità di produzione e conservazione. La surgelazione industriale porta rapidamente il prodotto ad almeno -18 gradi al cuore, rallentando le reazioni che possono comprometterne le caratteristiche. Quando il trattamento avviene poco dopo la raccolta o la lavorazione, il processo può contribuire a mantenere una quota rilevante di vitamine e minerali.
Nel comunicato vengono citati studi comparativi, tra cui ricerche dell’Università della California a Davis e analisi pubblicate sul Journal of Food Composition and Analysis. Le indagini avrebbero rilevato, in diversi prodotti, valori nutrizionali simili o talvolta superiori rispetto a quelli degli equivalenti freschi conservati per più giorni. Il risultato, tuttavia, non consente di considerare automaticamente salutare ogni alimento sottoposto a surgelazione.
La scelta dipende dall’etichetta
A incidere sulla qualità complessiva sono soprattutto la composizione e il grado di trasformazione. La presenza di sale, grassi e condimenti può modificare il profilo nutrizionale più del metodo di conservazione. Per questo, oltre alla corretta gestione della catena del freddo, è importante controllare l’integrità della confezione, le indicazioni riportate in etichetta e le modalità di cottura.
Verdure semplici, pesce non impanato e prodotti con liste di ingredienti brevi possono offrire praticità e contribuire a ridurre gli sprechi, grazie a una maggiore durata e disponibilità. Le preparazioni più elaborate richiedono invece una valutazione specifica del contenuto. Il Ministero della Salute richiama infine l’attenzione sul rispetto delle regole per la conservazione e sul mantenimento della catena del freddo.