Internazionale

Valle d’Aosta, il piano italo-francese per i nuovi invasi

La metodologia valuta disponibilità, sicurezza e benefici prima di autorizzare opere contro la scarsità d’acqua

Valle d’Aosta, Piemonte e Alta Savoia hanno elaborato una strategia comune per stabilire dove, e soprattutto se, sia opportuno realizzare nuovi invasi di montagna. Il lavoro rientra nel progetto Interreg Alcotra Becca, coordinato dalla Regione Valle d’Aosta e dedicato all’adattamento ai cambiamenti climatici attraverso bacini ecologicamente sostenibili e sicuri.

La necessità di valutare con attenzione ogni intervento nasce dalla crescente variabilità delle risorse idriche. La riduzione della neve durante l’inverno e le siccità estive hanno reso più complessa la gestione dell’acqua, ma la sola presenza di una carenza non è sufficiente a giustificare la costruzione di un invaso. Prima di procedere occorre verificare che nei periodi di maggiore disponibilità vi sia acqua realmente accumulabile, senza sottrarla agli usi già esistenti, e che il volume stoccato produca un beneficio misurabile durante le fasi di deficit.

Una metodologia su più livelli

La strategia presentata nei giorni scorsi ad Aosta è stata sviluppata su scala regionale, di valle e di singolo bacino. La metodologia è stata applicata a casi di studio in Valle d’Aosta, Piemonte e Savoia, con l’obiettivo di fornire criteri omogenei per valutare la fattibilità degli interventi e il loro impatto sul territorio.

Il progetto, avviato nell’ottobre 2023 con un budget di quasi 2 milioni di euro, coinvolge il Politecnico di Torino, l’istituto di ricerca francese Inrae e l’Université Savoie Mont Blanc. La conclusione è prevista il prossimo 9 gennaio. All’incontro hanno partecipato quasi 400 geologi, ingegneri e architetti italiani e francesi. L’iniziativa si è svolta con la collaborazione dell’Ordine dei geologi della Valle d’Aosta e con il riconoscimento di crediti formativi per gli appartenenti agli ordini professionali degli ingegneri e degli architetti.

La guida tecnica transfrontaliera

Il secondo risultato del progetto è una guida tecnica franco-italiana per la progettazione, la costruzione e la manutenzione dei piccoli invasi di montagna. Redatto nelle due lingue, il documento confronta per la prima volta normative e prassi dei due Paesi ed è destinato a progettisti, gestori e tecnici comunali.

La guida affronta non solo la sicurezza delle opere, ma anche il loro inserimento ambientale e paesaggistico. Una parte specifica è dedicata alla rinaturalizzazione degli invasi esistenti attraverso tecniche di ingegneria naturalistica. Nel corso dell’incontro sono stati inoltre illustrati i metodi geofisici per caratterizzare e monitorare le dighe in terra, le soluzioni per le impermeabilizzazioni con geomembrana sottoposte a condizioni climatiche estreme e gli interventi per la gestione della vegetazione sugli sbarramenti.

La posizione degli invasi rappresenta uno degli aspetti più delicati. Molte opere si trovano alla testata di valli ripide, in aree esposte a piene, colate detritiche, frane e valanghe, spesso caratterizzate da elevato pregio ecologico. Per questo la progettazione deve considerare anche la compatibilità ambientale e paesaggistica, oltre alle esigenze di approvvigionamento idrico.

L’ultima sessione dei lavori è stata dedicata al rischio idraulico. Sono stati esaminati gli effetti delle onde artificiali, il trasporto di sedimenti provocato dalla possibile rottura di una diga e le misure per limitare la sedimentazione. È stato presentato anche un modello di piano di protezione civile per il rischio di cedimento, già sperimentato con le prefetture e con decine di Comuni.