Sardegna

Energia rinnovabile in Sardegna, proposta per il 2050 a Oristano

Dodici realtà del terzo settore chiedono un’audizione in Consiglio regionale e indicano tappe, strumenti e risorse.

Dodici associazioni del terzo settore hanno presentato a Oristano una proposta per accompagnare la Sardegna verso un sistema energetico alimentato interamente da fonti rinnovabili entro il 2050. Il documento è stato illustrato durante l’incontro pubblico Agenda Energia Sardegna 2050, ospitato all’Hospitalis Sancti Antoni, e individua quattro direttrici: cambiamento culturale e sociale, partecipazione delle comunità, efficienza energetica e una pianificazione sostenuta da tempi, obiettivi e risorse.

Al termine del confronto, Antonio Solinas, presidente della Commissione Attività produttive del Consiglio regionale, ha accolto la richiesta di convocare in audizione gli enti del terzo settore. All’incontro era presente anche l’assessore regionale dell’Industria Emanuele Cani, che ha sottolineato le difficoltà del percorso di decarbonizzazione, soprattutto nei comparti caratterizzati dalla presenza di grandi aziende energivore. Secondo l’assessore, la trasformazione dovrà essere sostenibile e giusta.

Obiettivi e strumenti

La proposta, illustrata da Giampiero Vargiu in un convegno moderato da Luisanna Usai, fissa come traguardo la neutralità climatica al 2050 e il 100% di elettricità da fonti rinnovabili. Sono indicate anche alcune tappe intermedie: una riduzione delle emissioni del 55% e almeno il 70% di elettricità rinnovabile entro il 2030, oltre l’85% entro il 2040. Tra gli strumenti suggeriti figurano le comunità energetiche, una capacità di accumulo compresa tra 3 e 4 gigawatt entro il 2030, l’adeguamento della rete elettrica a un modello di energia diffusa e l’impiego dell’idrogeno verde nei poli industriali.

Nel documento viene stimata la creazione di 40.000 nuovi posti di lavoro entro il 2050. Sul piano organizzativo, le associazioni propongono una cabina di regia Energia-Clima e un’Agenzia dell’Energia. L’obiettivo è superare l’attuale modello piramidale e favorire una produzione e una gestione più distribuite, con un ruolo maggiore per territori, cittadini e comunità locali.

Partecipazione e rete elettrica

La rete della società civile chiede inoltre una legge regionale sul dibattito pubblico, ispirata alla Convenzione di Aarhus, per garantire un coinvolgimento attivo delle comunità nelle scelte energetiche. La partecipazione dovrebbe essere verificata attraverso indicatori precisi. Nel testo l’efficienza energetica viene definita la prima fonte di energia pulita, ricordando che gli edifici rappresentano il 40% dei consumi energetici dell’Unione europea e che in Italia il 74% delle abitazioni appartiene alle classi energetiche E, F o G.

Durante il confronto, Solinas ha richiamato le questioni affrontate dalla Regione, a partire dall’individuazione delle aree idonee, mentre il dibattito si è concentrato anche sul mix di fonti rinnovabili e sui sistemi di accumulo. È stata evidenziata la necessità di adeguare la rete elettrica sarda a un modello di produzione diffusa. Giampaolo Lilliu, presidente dell’Associazione regionale ex esposti amianto, ha posto l’attenzione sullo smaltimento dell’amianto dagli immobili, citando uno studio del Crs4. Maria Grazia Fichicelli, coordinatrice di Cittadinanzattiva, ha invece insistito sui temi della partecipazione.

L’iniziativa è stata promossa da Meic, Domus, Oristano e oltre, Movimento dei Focolari, Acli, 50&Più, Cittadinanzattiva Sardegna, Associazione nazionale dei Vigili del fuoco, Masci, Centro italiano femminile, Associazione ex esposti amianto e Adiconsum. L’appuntamento segue quello dello scorso febbraio, dedicato alla strategia energetica regionale, alla normativa, ai rapporti tra Regione e Stato e all’efficienza energetica. In quella sede era stata avanzata l’idea di predisporre un documento da sottoporre all’assessore Cani.