Nazionale

Il Governo impugna la legge del Veneto sul fine vita

Posizioni opposte sull’iniziativa davanti alla Corte costituzionale

Il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge approvata dal Veneto sul suicidio medicalmente assistito. Il provvedimento regionale, nato da una proposta di iniziativa popolare promossa dall’Associazione Luca Coscioni e successivamente integrata dal Consiglio regionale, è ora al centro di un contenzioso istituzionale sulle competenze in materia di organizzazione sanitaria e applicazione del diritto all’aiuto medico alla morte volontaria.

Le critiche del Partito democratico

La decisione del Governo è stata commentata da Giovanni Manildo, capogruppo del Partito democratico nel Consiglio regionale del Veneto. Secondo l’esponente dem, l’impugnazione evidenzierebbe una frattura all’interno della maggioranza nazionale. Manildo ha richiamato l’assenza del vicepremier Matteo Salvini e la contrarietà espressa dal ministro Roberto Calderoli, sostenendo che il passaggio avrebbe connotati soprattutto politici.

Il capogruppo del Pd ha aggiunto che il Consiglio regionale attenderà il pronunciamento della Consulta, dichiarandosi convinto che il testo approvato rispetti il perimetro costituzionale. A suo giudizio, il ricorso potrebbe quindi rivelarsi più legato allo scontro politico che a motivazioni giuridiche considerate solide.

Le posizioni contrapposte

Anche l’Associazione Luca Coscioni, attraverso la segretaria Filomena Gallo e il tesoriere Marco Cappato, ha contestato l’iniziativa del Governo. L’associazione sostiene che le Regioni abbiano competenza nell’organizzazione del Servizio sanitario nazionale e possano intervenire per rendere effettivi diritti già riconosciuti dalla Corte costituzionale, anche in assenza di una legge nazionale.

Nel loro intervento, Gallo e Cappato richiamano le decisioni della Corte costituzionale sulle leggi approvate in Toscana e Sardegna, sostenendo che quelle pronunce avrebbero riconosciuto la possibilità per le Regioni di disciplinare gli aspetti organizzativi dell’assistenza sanitaria legati al fine vita. Secondo l’associazione, il ricorso potrebbe diventare l’occasione per ribadire questo orientamento e per evidenziare le difficoltà della maggioranza parlamentare nel procedere sul tema.

Di segno opposto la posizione di Davide Lovat, consigliere regionale di Resistere Veneto. Lovat ha definito prevedibile l’impugnazione e ha sostenuto che una materia così delicata non possa essere regolata in modo diverso da Regione a Regione. Il rischio indicato è quello di una frammentazione normativa e di una situazione di anarchia legislativa.

Lovat ha inoltre contestato l’idea che la Corte costituzionale possa sostituirsi al legislatore, affermando che il quadro delle regole debba essere definito nel rispetto dell’ordinamento vigente. Il confronto passa ora alla Corte costituzionale, chiamata a valutare la legittimità della normativa regionale e il rapporto tra competenze statali e regionali sul suicidio medicalmente assistito.