Oltre 700 mila euro di beni sono stati sottoposti a sequestro preventivo nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta setta di Almese, nella Bassa Val di Susa. Il provvedimento d’urgenza è stato disposto dalla Procura di Torino nei confronti di Bruno Malatesta, 59 anni, indicato dagli investigatori come il guru della comunità e attualmente detenuto, oltre che di altri due indagati.
Il sequestro riguarda decine di immobili, terreni, disponibilità finanziarie e oggetti preziosi. Tra i beni interessati figurano conti correnti, carte prepagate e un fondo pensione intestati a Malatesta. Sigilli sono stati apposti anche su terreni e fabbricati situati nei comuni torinesi di La Cassa, Viù e Givoletto, formalmente riconducibili a una società agricola intestata a due stretti collaboratori del presunto capo della comunità.
Le indagini sui trasferimenti
Il provvedimento nasce dagli accertamenti patrimoniali condotti dai carabinieri del Nucleo investigativo di Torino. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, dal 2018 il presunto maestro avrebbe progressivamente intestato il proprio patrimonio societario e immobiliare a prestanome fidati e soggetti terzi, continuando però a esercitarne il controllo effettivo.
Gli investigatori hanno inoltre ricostruito un flusso di ricchezza proveniente dalle presunte vittime e diretto verso il guru e i suoi più stretti collaboratori. Denaro contante, abitazioni, terreni e oggetti preziosi sarebbero stati trasferiti attraverso versamenti e donazioni, contribuendo alla formazione di un patrimonio formalmente attribuito a persone diverse dal principale indagato.
Immobili e oggetti preziosi
Nel provvedimento rientrano anche immobili e disponibilità finanziarie intestati alla fondazione che gestiva la comunità residenziale. Le proprietà si trovano tra Givoletto e Almese, in provincia di Torino, Perlo, nel Cuneese, e San Gregorio di Catania, in Sicilia. Gli inquirenti stanno verificando la titolarità effettiva dei beni e i passaggi che ne avrebbero determinato l’intestazione a soggetti diversi.
Tra gli oggetti sequestrati c’è anche il contenuto di una cassetta di sicurezza nella disponibilità di uno degli indagati. Al suo interno sono stati trovati gioielli, monete storiche e decine di orologi da taschino d’epoca. Sottoposto a vincolo anche un immobile in provincia di Cuneo che, secondo quanto emerso, sarebbe stato destinato a diventare un centro di accoglienza e una casa rifugio per donne vittime di violenza.
L’obiettivo degli investigatori è individuare e sottoporre a vincolo l’intero patrimonio che sarebbe stato trasferito fraudolentemente per eludere la legge, senza limitarsi alla provenienza dei singoli beni. Agli indagati viene contestata in via provvisoria anche l’ipotesi di trasferimento fraudolento di valori. Restano da chiarire la reale portata delle operazioni patrimoniali e il ruolo dei diversi soggetti coinvolti, nel rispetto della presunzione di innocenza.