Internazionale

Minotaur, il potere visto nel labirinto familiare

Il film di Andrey Zvyagintsev segue un dirigente russo travolto da crisi domestica, violenza e guerra.

Con Minotaur – Nel labirinto del potere, al cinema dal 29 ottobre 2026, Andrey Zvyagintsev torna a osservare le tensioni di una famiglia per raccontare, attraverso la dimensione privata, la crisi morale e sociale della Russia contemporanea. Il film, prodotto tra Francia, Germania e Lettonia, è ambientato nella Russia del 2022, all’inizio dell’operazione militare speciale contro l’Ucraina, e ha ricevuto il Gran Premio della Giuria a Cannes 2026.

La famiglia come specchio del potere

Al centro della storia c’è Gleb, interpretato da Dmitriy Mazurov, un amministratore delegato di successo sottoposto a crescenti pressioni aziendali. L’instabilità del contesto esterno si riflette progressivamente nella sua vita familiare: il rapporto con la moglie Galina, interpretata da Iris Lebedeva, si raffredda fino a trasformarsi in una spirale di violenza. Il figlio adolescente Seryozha, interpretato da Boris Kudrin, si rifugia invece negli schermi, costruendo attraverso di essi il proprio rapporto con una realtà sempre più difficile da comprendere.

La famiglia diventa così un microcosmo in cui si manifestano le fratture della società. Galina cerca una via d’uscita da un’esistenza costruita sulle apparenze, mentre il tradimento rappresenta un tentativo di sottrarsi a un ruolo imposto. Il labirinto evocato dal titolo non è soltanto quello della vicenda domestica, ma anche quello di una classe dirigente abituata a nascondere la verità attraverso conoscenze, telefonate e corruzione.

Violenza, guerra e menzogna

Nel personaggio di Gleb prende forma il Minotauro, figura simbolica di un’élite per la quale il potere consente di insabbiare crimini e responsabilità. La vicenda privata si allarga così a un racconto dell’utilizzo egoistico dell’autorità e di un’economia ormai segnata dalla guerra, dove le persone possono ridursi a nomi su una lista. Il film mostra anche l’assenza di eroismo nella guerra e nella retorica del sacrificio, dietro cui si nascondono spesso interessi e decisioni prese da pochi.

Zvyagintsev costruisce il racconto attraverso immagini frammentate, riflessi, vetri e inquadrature che mettono in relazione vicende parallele. Il bianco e nero, anche nella fotografia di Mikhail Krichman, accentua il contrasto tra i corpi, gli ambienti e le apparenze che li circondano. La regia interseca la dimensione privata con quella pubblica, facendo dialogare la finzione del racconto con la storia e l’attualità.

Il risultato è una riflessione stratificata sul rapporto tra realtà e menzogna. Pur senza proporre soluzioni semplici, Minotaur racconta una società in cui la verità resta nascosta e la giustizia sembra affidata alla ricerca di un possibile Teseo. La distribuzione italiana è curata da BiM Distribuzione, mentre la programmazione indicata comprende anche Conca Verde Bergamo.