Le imprese della provincia di Padova programmano nuove assunzioni, ma continuano a incontrare difficoltà nel trovare i profili necessari. Secondo l’ultima rilevazione Excelsior, realizzata da Unioncamere e Ministero del Lavoro, gli ingressi previsti sono 8.710 a ottobre e 20.780 nel trimestre compreso tra ottobre e dicembre. Quasi la metà delle posizioni, tuttavia, risulta difficile da coprire.
La percentuale dei profili considerati di difficile reperimento raggiunge il 49,3%. Il disallineamento tra domanda e offerta non dipende soltanto dalla mancanza di competenze adeguate alle esigenze aziendali. A pesare, secondo l’analisi richiamata da Confcommercio Padova, è anche la qualità dei rapporti proposti: appena il 29% degli ingressi programmati prevede un contratto a tempo indeterminato o un apprendistato, mentre il restante 71% riguarda rapporti a durata predefinita.
La stabilità come fattore di scelta
Il tema riguarda soprattutto le imprese che ogni giorno cercano personale e faticano a convincere i candidati ad accettare un impiego a termine. La disponibilità a entrare in azienda può ridursi ulteriormente tra i lavoratori più giovani, per i quali la prospettiva di continuità rappresenta un elemento importante nella valutazione di un’offerta.
Le previsioni indicano comunque una crescita della domanda dello 0,8% rispetto a ottobre 2025. Il dato è positivo, anche se Padova non è la provincia veneta con l’incremento più marcato. Il quadro, osserva il presidente di Confcommercio Padova Patrizio Bertin, non è necessariamente contraddittorio: stagionalità, sostituzioni e picchi produttivi, soprattutto in prossimità delle festività, richiedono alle aziende una certa flessibilità.
Ristorazione e commercio tra i settori più coinvolti
La concentrazione maggiore delle assunzioni interessa il terziario di mercato. Il 62% degli ingressi programmati riguarda imprese con meno di 50 dipendenti. In cima alla domanda ci sono le attività ricettive e della ristorazione, con 1.320 entrate nel mese, seguite dalle professioni commerciali.
Secondo Bertin, quando un’impresa riesce a offrire continuità, formazione e prospettive di crescita, questi elementi possono diventare un fattore di competitività nella ricerca del personale. Il presidente propone inoltre di affiancare al dato sulle difficoltà di reperimento una verifica sulla permanenza dei neoassunti dopo sei o dodici mesi, così da misurare quanti ingressi si trasformino in rapporti ancora attivi.
L’indagine Excelsior ha raccolto nella prima metà di settembre informazioni da circa 96.700 imprese italiane con dipendenti. Per Confcommercio, osservare la durata effettiva dei rapporti consentirebbe di comprendere meglio le dinamiche del mercato e i costi legati alla perdita di lavoratori già individuati e formati.