Holostem, azienda modenese impegnata nella medicina rigenerativa, è al centro della mobilitazione dei lavoratori, scesi in sciopero con un presidio davanti ai cancelli della struttura. La protesta nasce dall’incertezza sul futuro della società, entrata in liquidazione a luglio con l’obiettivo di garantire la continuità delle attività e individuare un partner industriale.
A parlare è Patrizia Ferrari, biologa e responsabile del laboratorio di controllo qualità microbiologico, rappresentante Rsu Filctem-Cgil e dipendente di Holostem da 13 anni. Secondo la lavoratrice, nonostante sia arrivata un’offerta vincolante da parte di un soggetto considerato strategico, non sarebbe ancora giunto un riscontro da parte del socio, la Fondazione Tethys. Da qui la richiesta di risposte rapide e di risorse per mantenere attiva l’azienda.
Il valore del patrimonio scientifico
Per i dipendenti, la vicenda non riguarda soltanto la difesa dei posti di lavoro. Holostem sviluppa terapie avanzate destinate anche a pazienti affetti da malattie rare e, in caso di interruzione, il rischio sarebbe quello di disperdere quasi vent’anni di investimenti e competenze. Ferrari sottolinea che un processo scientifico di questo tipo non può essere fermato e riavviato senza conseguenze: la perdita delle professionalità renderebbe difficile ricostruire una squadra altamente specializzata.
La formazione di una figura con le competenze necessarie, spiega la biologa, richiede circa un anno e mezzo. Si tratta di professionalità rare, legate a procedure complesse e a un patrimonio di esperienza maturato nel tempo. Per questo, secondo i lavoratori, un eventuale punto di rottura potrebbe compromettere sia il prodotto commerciale già presente sul mercato sia la capacità dell’Italia di mantenere competenze nel settore delle terapie avanzate.
La continuità delle attività
Nonostante le difficoltà, una parte del personale continua a garantire l’operatività di base. Holostem dispone di una Gmp Facility autorizzata da Aifa e dal ministero e, dopo aver rilasciato un prodotto commerciale, deve rispettare specifici obblighi istituzionali. Per adempiere a questi impegni, tuttavia, sono necessari fondi e condizioni che consentano all’azienda di restare attiva.
Ferrari racconta che molti dipendenti continuano a lavorare per tenere in piedi la struttura e consentirne una possibile ripartenza. La motivazione, afferma, non è soltanto economica: ciò che viene gestito nei laboratori riguarda la vita dei pazienti. È questa consapevolezza, insieme al valore sociale attribuito all’azienda, a spingere diversi lavoratori a rimanere nonostante l’assenza di garanzie sul futuro.
Il ministero e le istituzioni locali hanno manifestato vicinanza, ma la situazione resta ancora bloccata. A pesare, secondo la rappresentante sindacale, è soprattutto la difficoltà di comunicare con la Fondazione Tethys. I lavoratori chiedono trasparenza sul percorso avviato e indicazioni concrete sul destino della società, al di là delle voci incoraggianti circolate nelle ultime ore.
La richiesta è rivolta alla salvaguardia dell’azienda e delle sue competenze: non una previsione sul prossimo decennio, ma la possibilità di sapere quali passi saranno compiuti nell’immediato. L’obiettivo dichiarato dai dipendenti è continuare a svolgere il proprio lavoro e mantenere operative attività che possono offrire una prospettiva di cura a persone affette da patologie rare.