Pistoia (PT)

Carlo Palli dona un centinaio di opere ai musei di Pistoia

Il nucleo affidato a Fondazione Caript sarà presentato prossimamente a Palazzo Buontalenti.

Carlo Palli, collezionista pratese di 88 anni, ha affidato alla Fondazione Caript un nuovo consistente nucleo di lavori destinato a Pistoia Musei. Si tratta di circa un centinaio di opere che arricchiranno il patrimonio custodito dall’istituzione e contribuiranno ad approfondire la conoscenza della cosiddetta Scuola di Pistoia, rappresentata anche da Barni, Buscioni e Ruffi.

Un percorso costruito nel tempo

La donazione è il risultato di un rapporto sviluppato nel corso di oltre un anno tra il collezionista e Monica Preti, direttrice di Pistoia Musei. Gli incontri e la frequentazione della casa e degli spazi in cui Palli conserva la propria raccolta hanno costruito un rapporto di fiducia, fino alla decisione di affidare le opere a un’istituzione museale pistoiese.

Il nucleo è già arrivato a Pistoia e sarà presto presentato al pubblico a Palazzo Buontalenti. L’allestimento, secondo quanto spiegato dalla direttrice, non sarà organizzato in forma monografica: i lavori saranno messi in dialogo attraverso accostamenti e differenze, così da proporre una lettura più ampia dei percorsi artistici e delle relazioni che attraversano la raccolta.

La scelta di affidare le opere ai musei

Per la vicepresidente di Fondazione Caript, Cristina Pantera, l’arrivo della donazione conferma l’impegno dell’ente non solo nella custodia e nella conservazione, ma anche nello studio e nell’approfondimento delle opere. Il progetto coinvolge, insieme a Preti, la conservatrice Annamaria Iacuzzi.

La scelta di Palli si inserisce in una lunga attività di prestiti e donazioni. Il curatore Stefano Pezzato ha ricordato che negli ultimi vent’anni il collezionista ha contribuito a 43 mostre, in un rapporto continuo con istituzioni e musei. L’esperienza più recente si è sviluppata al Centro Pecci di Prato, dove è stata organizzata un’altra esposizione nata da una donazione.

Palli ha spiegato di aver maturato la decisione dopo aver assistito, nel tempo, alla dispersione di importanti patrimoni artistici attraverso le case d’asta. Da qui la volontà di garantire alle proprie opere una collocazione stabile e accessibile, affidandole a musei capaci di conservarle, studiarle e renderle fruibili al pubblico.