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In Senato il ddl che elimina i 300 giorni per le nuove nozze

La disposizione del 1942 riguarda esclusivamente le donne e rimane valida fino all’eventuale approvazione parlamentare

Per una donna che abbia concluso un matrimonio possono trascorrere ancora 300 giorni prima della possibilità di contrarre nuove nozze. Il limite è previsto dall’articolo 89 del Codice civile dopo lo scioglimento, l’annullamento o la cessazione degli effetti civili del precedente matrimonio. Una restrizione analoga non è invece stabilita per gli uomini.

La proposta di modifica

A chiedere la cancellazione della norma è un disegno di legge presentato al Senato da Raffaella Paita, capogruppo di Italia Viva. Il testo punta ad abrogare direttamente l’articolo 89, eliminando così la differenza di trattamento oggi prevista tra donne e uomini che intendano sposarsi nuovamente.

La disposizione risale al 1942 e fu introdotta per evitare possibili dubbi sulla paternità di un figlio concepito durante il precedente matrimonio, ma nato dopo la sua conclusione. Si tratta di una disciplina elaborata in un contesto sociale e giuridico molto diverso da quello attuale, quando la ricostruzione dei tempi della gravidanza aveva un ruolo centrale nell’attribuzione della paternità.

Le eccezioni già previste

Il Codice civile contempla già alcune deroghe. Il periodo di attesa può non essere applicato quando sia possibile escludere una gravidanza oppure in determinate situazioni collegate alla separazione e alla mancata convivenza tra gli ex coniugi. Le eccezioni, tuttavia, non eliminano il principio generale fissato dall’articolo 89.

La proposta parlamentare mira quindi a superare alla radice il vincolo, lasciando entrambi i sessi liberi di contrarre un nuovo matrimonio una volta terminato quello precedente. Per ora la norma resta in vigore: il limite dei 300 giorni potrà essere cancellato soltanto dopo l’esame e l’approvazione del disegno di legge da parte delle Camere.