Cinquantanove docenti dell’Istituto Silvio D’Arzo di Montecchio e Sant’Ilario hanno scritto alle famiglie dopo la manifestazione spontanea organizzata dagli studenti il 22 ottobre. La lettera, pubblicata sul registro elettronico, prende le distanze da quella che gli insegnanti definiscono una narrazione esagerata degli episodi avvenuti davanti all’istituto e nel vicino supermercato Coop.
La protesta era stata organizzata per richiamare l’attenzione sulle condizioni generali delle scuole e su alcune questioni riguardanti l’istituto. Secondo quanto ricostruito nella missiva, la manifestazione si è svolta per la maggior parte in modo pacifico. In seguito, tuttavia, un gruppo di ragazzi sarebbe entrato nella Coop, compiendo furti di bibite e snack. La lettera precisa che eventuali comportamenti illegali devono essere condannati e che spetta alle forze dell’ordine svolgere gli accertamenti per individuare i responsabili.
La ricostruzione degli insegnanti
Il punto contestato dai docenti riguarda soprattutto il numero degli studenti coinvolti e il modo in cui i fatti sono stati rappresentati. Nella lettera viene definita falsa l’indicazione secondo cui cento ragazzi avrebbero preso d’assalto la Coop. Gli insegnanti sostengono che attribuire a tutti i partecipanti le azioni di una minoranza finisca per trasformare l’intera comunità scolastica in un gruppo di vandali.
Gli autori del documento prendono inoltre le distanze dagli studenti che, durante la protesta, avrebbero saltato le lezioni, creato disordini nella zona retrostante l’edificio, bruciato la bandiera dell’istituto e lanciato piccoli sassi contro le forze dell’ordine. Anche questi comportamenti, si legge nella lettera, sono da condannare. Al tempo stesso, però, i docenti rivendicano la necessità di distinguere tra le condotte illegali e la partecipazione pacifica alla manifestazione.
Il confronto con la dirigenza
Nei giorni successivi agli episodi si è svolto un confronto tra gli studenti, la dirigente scolastica Elena Viale e gli insegnanti. Da quel dialogo è nata la decisione di rivolgersi alle famiglie per chiarire la posizione del corpo docente e difendere il diritto degli studenti a essere rappresentati in modo aderente alla realtà dei fatti.
Nella parte conclusiva, i docenti sottolineano il ruolo della scuola nell’educazione al pensiero critico e alla partecipazione alla vita della comunità. La loro preoccupazione è che una lettura concentrata soltanto sugli episodi più gravi possa scoraggiare le forme pacifiche di espressione e alimentare una distanza tra adolescenti e adulti. La richiesta finale è di affrontare ogni questione attraverso un confronto pacifico e costruttivo, senza cancellare le responsabilità individuali ma evitando generalizzazioni sull’intera popolazione scolastica.