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Deposito nucleare, il governo valuta anche le aree militari

Il ministro Pichetto Fratin amplia l’orizzonte temporale e riapre la fase delle candidature

Deposito nucleare, il governo valuta anche le aree militari

La scelta del sito per il deposito nazionale delle scorie nucleari potrebbe richiedere più tempo rispetto alle previsioni circolate nei giorni scorsi. Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha indicato a Roma un nuovo orizzonte temporale, spiegando che la decisione dovrà essere definita entro un anno e non necessariamente entro la fine dell’anno in corso.

Il ministro è intervenuto durante l’assemblea annuale di Confindustria Energia, dove ha affrontato il tema della gestione dei rifiuti radioattivi. Pichetto Fratin ha annunciato la riapertura della fase delle candidature per individuare il luogo destinato a ospitare il deposito nazionale. Nel caso in cui non arrivassero candidature, ha aggiunto, il governo potrebbe prendere in considerazione anche aree militari.

L’ipotesi e il Viterbese

Le parole del ministro hanno un rilievo particolare per il Viterbese e la Tuscia, territorio nel quale sono presenti diverse aree militari. L’ipotesi non indica però uno specifico sito né una decisione già assunta sul territorio. Si tratta, per ora, di una possibilità collegata allo scenario prospettato dal governo nel caso di assenza di candidature.

Nei giorni scorsi il consigliere provinciale delegato all’Ambiente, Andrea Di Sorte, aveva parlato di una possibile definizione entro l’anno, citando fonti interne al ministero. Le sue dichiarazioni avevano alimentato un confronto nel consiglio provinciale, dove il gruppo La Casa dei Comuni aveva contestato il ricorso a indiscrezioni e chiesto un chiarimento diretto da parte del ministro a palazzo Gentili, davanti a sindaci e comitati.

Decreti attuativi entro dicembre

Pichetto Fratin ha confermato invece che i decreti attuativi legati al nucleare dovrebbero arrivare entro dicembre. Per la localizzazione del deposito, il calendario indicato dal ministro sposta la prospettiva, salvo accelerazioni, al prossimo autunno. La distinzione tra i due passaggi, quello normativo e quello relativo all’individuazione dell’area, è stata al centro del confronto politico e istituzionale nel territorio della provincia di Viterbo.

La procedura dovrà quindi ripartire dalla raccolta delle candidature. Soltanto in assenza di proposte, secondo quanto dichiarato dal ministro, potrebbe entrare in gioco il ricorso alle aree militari. Nel Viterbese l’ipotesi è destinata a essere seguita con attenzione da amministratori locali, sindaci e comitati, anche alla luce del dibattito già aperto in consiglio provinciale.